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Pur riservando grandi onori anche a Poseidone, che fece scaturire una fonte salata dalle rocce dell'Acropoli, gli Ateniesi consacrarono il colle ad Atena. Nel luogo dove oggi sorge l'Eretteo veniva custodita la statua di legno della dea. A Teseo, il mitico unificatore delle popolazioni dell'Attica, viene attribuita l'istituzione delle Panatenee, le grandiose feste in onore di Atena: ogni anno venivano celebrate le Piccole Panatenee, mentre ogni quattro anni aveva luogo la processione delle Grandi Panatenee.

Quasi nulla si è potuto salvare del periodo miceneo e arcaico di Atene, a causa della furia devastatrice delle truppe persiane che si abbatté sulla città nel 480 a.C. In seguito gli Ateniesi raccolsero i frammenti delle sculture e le seppellirono sotto i nuovi muraglioni eretti dai generali Temistocle e Cimone: questo strano funerale delle statue, che gli archeologi chiamano "la colmata persiana", ha preservato miracolosamente un tesoro incomparabile che venne ritrovato e dissotterrato alla fine dell'Ottocento ed è ora custodito nel Museo dell'Acropoli.

La creazione del santuario dell'Acropoli come lo vediamo oggi, risale all'epoca di Pericle, quando, nel V secolo a.C., vennero chiamati i maggiori artisti ed architetti del mondo greco per realizzare un grandioso progetto monumentale, ideato per consacrare Atene come il centro spirituale, politico e militare del mondo antico. 

I primi lavori per il nuovo Partenone furono affidati nel 468 a.C. dallo stratega Cimone all'architetto Callicrate ma, quando prese il potere Pericle nel 461 a.C., l'intero complesso venne riprogettato dall'architetto Ictino e dallo scultore Fidia. 

La costruzione del Partenone, l'unico tempio greco edificato completamente in marmo, durò nove anni, dal 447 al 438 a.C.; ci vollero altri sei anni per completare l'opera con le sculture di Fidia. 

La composizione architettonica di Ictino e Fidia era di una spazialità rivoluzionaria, in parte dovuta all'esigenza di creare un ambiente sufficientemente grande da poter ospitare nella cella la gigantesca statua crisoelefantina di Atena Parthenos. Di questa preziosa statua, rivestita di lamine d'oro che appartenevano al Tesoro della Lega Attica, nulla ci è pervenuto. Il gioco delle proporzioni ardite e perfette e la struttura vigorosa, dove si mescolano elementi dorici e ionici in completa armonia, fanno del Partenone il capolavoro assoluto dell'architettura greca. 

Su uno dei due frontoni, Fidia scolpì la storia della fondazione di Atene raffigurando Atena e Poseidone al centro, circondati dai mitici antenati. Sul frontone opposto, la scena centrale era occupata dalla nascita di Atena che, tutta in armi, emerge dalla testa di Zeus, con gli dei dell'Olimpo riuniti attorno, tra lo scorrere del tempo simboleggiato dai carri del sole e della luna. Fidia, insieme ai suoi allievi, aveva ornato inoltre, con figure a rilievo, le 92 metope del fregio dorico esterno: vi erano scolpite una Gigantomachia, una Centauromachia, un'Amazzonomachia e la Guerra di Troia. 

Nulla esprime meglio la simbiosi esistente fra la natura dell'uomo e la natura divina quanto il lungo fregio che Fidia compose sulle pareti esterne della cella del tempio, che illustra il corteo delle Grandi Panatenee: vi sono schierati gli abitanti dell'Attica in processione, a piedi, a cavallo, con strumenti ed animali da sacrificio, insieme agli eroi ed agli dei per celebrare la deposizione del sacro peplo della dea nel tempio.

Della costruzione dei Propilei, l'entrata monumentale che introduceva al luogo di culto, venne incaricato, nel 437 a.C. l'architetto Mnesicle. Davanti al fronte interno dei Propilei era posta la statua colossale in bronzo di Atena Promachos (la combattente). Alla destra della rampa che sale verso i Propilei si trova il bastione dal quale, secondo la leggenda, Egeo, il padre di Teseo, si sarebbe gettato nel vuoto credendo suo figlio morto nella lotta contro il Minotauro. 

Al di sopra del bastione venne eretto un piccolo tempio ionico dedicato ad Atena Nike. Accanto ai Propilei sorgeva il tempio di Atena Ergane, costruito dagli Ateniesi durante l'epidemia di Peste del 429 a.C. e di cui fu vittima lo stesso Pericle. Di molti santuari, come quello di Artemide Brauronia o di Posidone, non sono rimaste che le pietre di fondazione. 

Completamente restaurato appare invece l'Eretteo. Il tempio sorge sulle spoglie dei re mitici Eretteo e Cecrope. Quest'ultimo è seppellito nel luogo dove sorge la loggetta delle Cariatidi. La parte bassa del tempio è occupata dal Pandroseion, dove venivano custoditi i serpenti sacri.

Di epoca romana sono invece i resti del tempio di Augusto accanto al Museo dell'Acropoli, un piedistallo per il monumento di Agrippa vicino ai Propilei e l'Odeon di Erode Attico costruito nel 161 d.C. ai piedi della rupe. Sullo stesso lato dell'Odeon si trova il teatro di Dioniso che ingloba l'antico santuario del dio.

Un breve tratto ancora esistente dell'antica via delle Panatenee porta dall'Acropoli all'Agorà, fulcro della vita pubblica, luogo d'incontro di mercanti, politici, oratori e filosofi. Due sono gli edifici di spicco: la Stoà di Attalo, voluta dal re di Pergamo Attalo II (160-139 a.C.) e il tempio di Efesto, in stile dorico, eretto nel corso del V secolo a.C. Per lungo tempo questo santuario venne chiamato erroneamente Theseion per via dei rilievi sulle metope che illustrano le imprese di Teseo e di Eracle. Nelle fonti antiche, invece, il tempio viene descritto come Ephaisteion, creato per proteggere il quartiere dei fabbri dell'Agorà.

Quest'ultima, più volte distrutta e ricostruita, appare congestionata da edifici sacri e profani, da portici e templi di varie epoche. Rimangono visibili il basamento del grande altare di Zeus, il circolo della tholos dove veniva custodito il sacro fuoco e i resti dell'Odeon di Agrippa, un edificio imponente segnato all'ingresso dalle statue colossali di giganti e tritoni.

Un groviglio di case basse e vicoli stretti ai piedi dell'Acropoli caratterizza il vecchio quartiere della Plaka, in mezzo alla quale si trova l'Agorà ellenistico-romana: un grande rettangolo segnato dalle colonne del Foro e dalla bella Torre dei Venti, l'ottagonale orologio idraulico di Andronico, eretto nel I secolo a.C. , ornato da rilievi che simboleggiano i venti.

Poco distante sorge la Biblioteca di Adriano, fatta costruire nel 132 d.C. Uscendo dal rione della Plaka, passando accanto ad un monumento di forma sottile e rotonda, che serviva da supporto al tripode vinto dal corego Lisicrate nel IV secolo a.C. durante un concorso per il coro delle feste Doinisie, si giunge alla porta di Adriano. Venne costruita dagli Ateniesi per onorare l'imperatore che aveva fatto rinascere la città. Vi sono infatti due iscrizioni: la prima ricorda "Atene, antica città di Teseo", mentre la seconda reca la scritta adulatoria "questa è la città di Adriano, non più di Teseo."

Poco lontano si erge l'Olympeion, gigantesco santuario dedicato a Zeus. Uscendo in direzione opposta dalla Plaka si giunge alla necropoli monumentale del quartiere del Ceramico, dove venivano seppelliti gli uomini illustri della città. L'area degli scavi comprende una serie di tombe e stele funerarie del V e IV secolo a.C., il basamento di un altare dedicato ad Ecate e, nel punto di congiunzione tra il Viale delle Tombe e la Via Sacra, alcuni resti delle mura di Temistocle. Poco oltre, tra le porte gemelle del Dypilon e la Porta Sacra, si trova l'edificio del Pompeion greco, dove venivano addobbati i carri per le celebrazioni delle Panatenee.

Nulla sarebbe stata la potenza di Atene senza il suo grande porto: il Pireo che, però, ha conservato pochissime tracce del suo passato.

Ci vediamo al prossimo viaggio!

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