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Noja, addio!
Servizio militare: chi ha detto che le cose non
cambiano?
Anno di pubblicazione: 2000 - © di Francesco Pandolfi Balbi
La notizia è di ieri, 14 ottobre 2000: la naia è abolita,
l'obbligo rimarrà solo per gli sfigati venuti al mondo entro
il 1985.
E poi? Poi si cambierà, il nostro sarà un esercito di
professionisti... speriamo.
Certo, è un bel cambiamento. Non ci sarà più la caccia
al cavillo per rimanere padroni di quei dodici mesi di vita, non ci saranno
più le lacrime alla stazione, la gioia di stringere fra le mani un foglietto
che dice che potrai startene qualche giorno in pace con la "morosa",
la fatica ed il piacere di condividere un'esperienza colossale insieme alle
persone più strane e comuni.
Regole vecchie di decenni andranno in pensione, azioni
utili a nessuno verranno risparmiate e tu, giovane virgulto, avrai la
sensazione di avere potere incondizionato sulla tua esistenza.
Magari per la maggior parte delle persone non sarà poi
così, ma tu abbi fiducia in te stesso, gioca tutte le tue carte... forse
sarai uno dei vincenti che riusciranno a superare limiti e regole non dette, a
diventare autentico padrone della propria vita.
Il servizio militare, per me, è stato atroce per varie
ragioni. Ho tuttora gli incubi che hanno più o meno tutti, mi porto ancora
dietro qualche abitudine, qualche pensiero acquisito in quel periodo.
E' stato veramente un anno buttato, sì! Ma quel tesoro che
ogni essere umano volontariamente arricchisce (o dovrebbe arricchire) ogni
giorno per tutta la vita - quello dell'esperienza - rimane, e sono certo che
un anno trascorso in caserma rappresenti per tutti, imboscati o carne da
macello che siano stati, una gemma immensamente preziosa.
Imparare a cavarsela in ogni situazione, disperarsi per poi
acquisire fiducia in se stessi, piangere in silenzio per poi reagire e
"spremere" le poche ore di libera uscita, o magari quelle notturne
col rischio di essere scoperti; queste sono impronte che rimangono impresse a
fuoco nell'intimo, un intimo talmente profondo che, si sa, solo chi ha fatto
il militare sa di cosa io stia parlando, proprio come un uomo non potrà mai
conoscere le pene del parto.
Fra gli ex commilitoni potrà anche esserci qualche
scaramuccia amichevole fra chi ha sgobbato e chi, invece, ha fatto una gran
bella vita... ma chi è stato in caserma, la naja l'ha comunque conosciuta e
potrà sempre ricordare cosa significa essere disperati ed annoiati.
Come faranno i nostri ragazzi a sostituire questa pena
maledetta ma vitale? Come faranno i mammoni convinti ad avere almeno una pur
tremenda possibilità d'intraprendere la propria Via Crucis forzata, dannata
all'inizio, ma in fondo dolce e rassicurante? Come sostituiremo, insomma,
l'antico, odiato addestramento al cavarsela da soli?
Anche se i genitori possessivi hanno tentacoli intrufolati
dappertutto e faranno carte false per "proteggere" (leggi:
rammollire) i propri pargoli magari trentenni, di situazioni nelle quali
andare a sbattere, in questa società, ce ne sono a bizzeffe.
Forse l'unica cosa che cambierà davvero sarà il
silenzio... quel vuoto che non riuscirà a riempire i momenti nei quali ci si
pavoneggiava parlando di picchetti in onore di un emerito sconosciuto e di
guardie ad una lavatrice scassata.
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