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Clonazione al bar
Un sorso di salute
Anno di pubblicazione: 2000 - © di Claudio
Segantini
Vi sentite nervosi, ansiosi, la notte non dormite? E' ora di cambiare abitudini.
La mattina infilatevi velocemente nell'auto e se qualcuno vi chiede dove andate
così di fretta, rispondete pure "vado a fare clonazione al bar."
No, non hanno clonato la barista.
Si, hanno clonato il caffè!
Ci sono riusciti, finalmente. La notizia arriva dalla rivista Nature.
La pianta del caffè è stata introdotta dai veneziani nel 1600 e rapidamente si è diffusa in tutta
Europa. La "Coffea Arabica", pianta sempreverde originaria dell'Africa, deve la sua fama ad un alcaloide controverso: la caffeina.
Se da una parte offre una stimolazione al sistema nervoso centrale e alla circolazione del sangue, dall'altra la caffeina reca alcuni inconvenienti: palpitazioni, nervosismo, insonnia.
E qui è nata la "genialata": togliere la caffeina attraverso un procedimento che rende il caffè innocuo, purtroppo con l'inconveniente di alterarne il
sapore. Se n'erano accorti subito durante le prime sperimentazioni degli anni 20.
Che fare, dunque?
La soluzione è semplice: decaffeinare all'origine i chicchi, lasciando così il naturale sapore del caffè.
D'accordo, è una clonazione, ma non si vive di sole brioches...
Gli autori, un'equipe di ricercatori giapponesi e scozzesi, affermano che
"i chicchi geneticamente modificati non vengono danneggiati in alcun
modo."
Gli scienziati, in genere, sono intenti a dimostrare che le piante transgeniche sono
innocue. Sarà pur vero, lungi da noi fare dell'oscurantismo, quindi aspettiamo che a bere il caffè modificato siano gli amanti del transgenico.
Dopo (concedeteci un po' di tempo) ci lasceremo andare alla più ampia degustazione.
Ovviamente il caffè è solo una delle tante tappe sulla via della
clonazione di cibi e bevande: sulla stessa strada vi è anche il tè, e per il pranzo e la cena mirabolanti sorprese sono dietro l'angolo.
Non tutti sono comunque contrari a questi cambiamenti: come al solito ci sarà una divisione tra fautori e detrattori della "nouvelle
cuisine".
Sospetto che in futuro sarà frequente brindare alla vecchia maniera, accostando il bicchiere a quello
di un nostro commensale e versandoci qualche goccia di uno splendido "rosso
d'annata" simpaticamente transgenico.
Questo modo di brindare era in uso nelle corti rinascimentali per assicurare che non si
stava avvelenando nessuno: in effetti, è così che nacque il cin cin.
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