Ingegneria
antidiluviana
Una civiltà che in un lontano
passato dovette esercitare una grossa influenza su tutto il globo
terracqueo.
Non sono altrimenti
spiegabili le notevoli analogie tra le costruzioni peruviane e
boliviane e quelle giapponesi. Non è noto a molti infatti che anche in
Giappone sono state ritrovate piramidi a facce levigate. Il 19 ottobre
1996 una spedizione archeologica ha scoperto nel nord del Giappone,
nell'isola di Honsu, in località Hang sul monte Kasagi, una piccola
piramide monolitica e simmetrica, versione in miniatura della piramide
di Cheope. Formata da un unico blocco granitico, misura 4,70 metri di
base per 2,20 di altezza e rappresenta un elemento architettonico del
tutto sconosciuto in Giappone; sino ad oggi almeno. La piccola
piramide giapponese non è la sola struttura apparentemente
inconsistente con la classica architettura del Sol Levante. Molti dei
lettori conosceranno le costruzioni peruviane della città di Cuzco con
il suo Curichanca, il recinto d'oro, e la vicina
Sacsayhuaman ancora caratterizzata da lunghe file murarie.
L’ingegneria inca era contraddistinta dalla capacità di saper
assemblare blocchi monolitici e giganteschi con una tecnica ad
incastro che non ha corrispettivi validi in epoca moderna. Queste
costruzioni hanno vinto la sfida del tempo, superando anche forti
eventi sismici, pur essendo costruite senza alcun cementificante. Il
segno di una tecnica superiore ancora oggi enigmatica. Il sistema ad
incastro non è solo prerogativa del centrosud America. Le piramidi e
i templi egiziani, la piattaforma del tempio di Baalbek in Libano, le
fondamenta del tempio di Gerusalemme, oggi visitabili dalla parte
cristiana della città sacra presentano la stesse caratteristiche, da
molti ricercatori addebitabili ad una cultura antecedente il diluvio,
in un periodo compreso tra il 10.000 e il 15.000 a.C.. Peculiarità
incredibilmente presenti nelle mura di cinta del palazzo imperiale di
Tokio, anch'esse formate da blocchi monolitici perfettamente
incastrati l'uno nell'altro, come per le costruzioni inca e
caratterizzate dalla medesima tecnica ingegneristica. Tra i resti del
palazzo è stata inoltre trovata una piccola porta, versione in scala
ridotta della Porta del Sole di Tiahuanaco in Bolivia, e come
quest'ultima sovrastata da un idolo il cui originale è stato distrutto
dai bulldozer durante gli scavi. È una statua, per stile, assimilabile
agli idoli a tutto tondo peruviani. Il sistema con cui è assemblata la
porta, caratterizzato da tre blocchi monolitici, sembra collegarla ai
Dolmen europei e soprattutto ai Triliti che formano
l'intero complesso di Stonehenge.
I menhir di
Nabeyama
Se, infatti, le recenti
scoperte archeologiche hanno rivelato incredibili corrispondenze con
monumenti americani, medioorientali ed egiziani, colpisce il fatto
che anche l'architettura bretone e celtica, trovi i suoi corrispettivi
in Giappone. Nella foresta di Nabeyama sono stati rinvenuti, sempre
nel 1996, due Menhir affiancati, elementi del tutto sconosciuti
alla cultura giapponese. Si è appurato che i megaliti dell'antica
cultura neolitica europea e bretone in particolare avevano lo scopo di
segnalare, come un vero calendario, i principali eventi astronomici,
dalle eclissi ai solstizi, e su questi le popolazioni scandivano il
loro ritmo di vita. Gli studiosi di paleoastronautica sapranno che il
tempio megalitico bretone di Stonehenge ha un'origine ancora
oscura e la sua data di costruzione viene continuamente anticipata.
Anche in Egitto è stata scoperta, proprio quest'anno, una struttura
simile, risalente al 7000 a.C., formata da monoliti di 3,6 metri di
diametro e oltre 2 metri d'altezza disposti in circolo e perfettamente
allineata nordsud, estovest e con il solstizio d'estate. Il fatto
che queste costruzioni siano presenti in luoghi così distanti e in tre
continenti differenti, Asia, Europa ed Africa, riconduce alle stesse
ipotesi formulate per le costruzioni piramidali nipponiche. Una
cultura sviluppata ha agito da impronta a livello planetario in un
lontano passato, per poi sparire improvvisamente.
La radice
comune
Se queste costruzioni si
trovassero in Perù o in Bretagna, nessuno avrebbe dubbi sulla loro
origine. Che significato dare a queste perfette corrispondenze? La
risposta deve per forza di cose considerare che America, Asia ed
Europa furono in un lontano passato legate da una cultura estremamente
evoluta. La presenza in terra giapponese di questo tipo di
architettura conferma che Atlantide deve essere realmente esistita e
che essa estese il suo dominio anche in Estremo Oriente o quanto meno
influenzò con la sua conoscenza le popolazioni vicine. È un dato di
fatto che sta emergendo con forza grazie alle nuove scoperte, molto
più di quanto ancora gli archeologi siano pronti ad ammettere. Come si
spiegherebbe altrimenti l'esistenza in Giappone di elementi estranei
alla cultura estremo orientale, ma perfettamente inseribili in
contesti culturali così lontani quali quelli precolombiani,
medioorientali ed europei? Se il Giappone nella sua storia conosciuta
mai venne a contatto con queste popolazioni, dove va cercata la radice
comune? Probabilmente in una realtà cancellata dalle acque
devastatrici di una catastrofe di 10.000 anni fa, che solo ora sta
restituendoci un'antica memoria storica sepolta nel buio dei secoli.
La Lemuria di
Francis Drake
Che il Giappone facesse parte,
migliaia di anni fa, di un antico impero scomparso, era già stato
ipotizzato nel 1968 da W. Raymond Drake nel suo libro Spacemen
in the Ancient East, in cui il Sol Levante viene inserito
all'interno dei continente di Lemuria. Drake scrive che i primi coloni
del Giappone erano uomini di razza bianca, custodi della conoscenza
lemuriana. La bandiera del Sole nascente, simbolo dei Giappone,
rappresenterebbe ancora il sacro simbolo di Lemuria. "Come gli
lndù, i Cinesi e gli Egiziani, i Giapponesi hanno avuto ben dodici
dinastie di imperatori divini afferma Drake che hanno
regnato per 18.000 anni, suggerendo una dominazione di origine
cosmica. Gli etnologi concordano sul fatto che i primi antenati dei
Giapponesi erano uomini bianchi che soggiogarono gli autoctoni Ainu,
oggi quasi dei tutto scomparsi, iniziando così la stirpe Yamato.
Analisi linguistiche suggeriscono che la lingua giapponese ha affinità
con il babilonese". Ciò conferma che non sono i soli monumenti a
fornire le tracce di una radice culturale comune di epoca
antidiluviana tra le popolazioni dell'antichità.