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Homo Omnivorus

Una interessante analisi su una giornata tipo per ognuno di noi

Anno di pubblicazione: 2002 - © di Marco De Martini
Prelevato da www.edicolaweb.net

 Alla fine dell'articolo, come invita l'autore, sorge spontaneo il desiderio di trovare il tempo per trattarsi davvero bene.

Il single è ormai diventato un punto di riferimento per la società umana. Uomo o donna che sia si è trasformato in utile pedina che si muove, a mosse obbligate, sulla scacchiera del "sistema".

Ad ogni casella, l’industria del Potere gli viene subitaneamente incontro con vari "Pronto in 5 minuti" da realizzarsi attraverso ipersalti dimensionali "dal freezer al microonde": aspettiamo con ansia, dopo la propinazione del precotto e del predigerito, il raggiungimento della nuova frontiera della moderna alimentazione: il predefecato.

L'iter può cominciare con un semplice caffè casalingo ma, ormai, molti cominciano a preoccuparsi di avere tutti gli "Omega 3" che gli servono e, magari, convincersi che è indispensabile integrare il tutto con dell'ottimo "pan di spugna" arricchito con tracce di cereali smaltati e generosamente farcito con marmellate refrattarie agli insetti.

Ma se il tempo stringe, si può comunque ricorrere al bar sotto casa, al cappuccino ai colibatteri coadiuvato da una brioscia bi-scongelata, sottoposta ad un preventivo clistere di sedicenti creme alla carbossi-metil-cellulosa.

E così, il pedone, arriva alla prossima casella, l'auto, dove non si dimentica di ristabilire il pH della bocca servendosi, dal porta oggetti, di un rinfrescante confetto contenente una "fonte di Fenilalanina, Xilitolo, Mannitolo, Imaltitolo-Glicerolo Carbonato, Acido di sodio, Fosfato di calcico diidratato, Lattoperossidasi, Acesulfame K" ed elegantemente placcato da finissime cere di carnauba.

Finalmente giunto sul posto di lavoro, sulla sua scrivania, la nostra bio-pattumiera produce… non si sa cosa; è impegnato al telefono, cerca di districarsi tra montagne di cartacce, digita su delle tastiere legalmente attrezzate dalla legge Beghelli, vaga da un loculo all'altro dispensando documenti ai colleghi. E tutto questo utilizzo di energie gli provoca quel languorino che si manifesta verso le 10,30 antimeridiane. Niente paura: l'Onnipotente padrone si è pietosamente premurato di installare nel corridoio degli splendidi monoliti lamierati multicolori dispensanti "barre di energia ruggente" sfiziosi cilindretti "fuori croccantissimi, dentro… carbonato d'ammonio", soavi tronchetti esotici al cocco intriso di Propandiolo amorevolmente ricoperti da carribe idrogenate, esotiche verghe di pseudocioccolata infibulate da una mou sintetica iperzuccherata, sicuro lavoro per il suo dentista.

Naturalmente si può accedere ai diluenti, potendo optare per un succo di frutta morta antiossidata, per un bussolottino di plastica contenente acqua del rubinetto, aromatizzata con scarti di thè ed acido citrico, o pavoneggiarsi (come accade in tutte le più moderne e progressiste aziende) con una lattina di "Peta cola diet" che, grazie al suo apporto di acido ortofosforico, garantisce la disintegrazione del bolo colloidale, preparando il sacco digestorio alla "pausa pranzo".

Quest’ultima avviene spesso in uno di quei bar appositamente attrezzati nelle vicinanze delle aziende stesse, ove si propone ogni sorta di vivanda pre-lavorata, inscatolata, surgelata, iper-conservata.

Sono già esposte focacce ripiene di mortadella azzurrognola, tramezzini di pane albino ripieni di scatolame vario supportato da un'onnipresente prosciutto cotto non firmato o vomitanti intrugli a base di gamberetti reidratati al mercurio.

Tra cilindri roventi, si crogiolano salsicciotti di tacchino agli ormoni che andranno a fecondare con le loro salse piccanti degli orribili pani precedentemente impalati.

Poi c'è il reparto "Panineria" dove i panini, costruiti con farine ultra-raffinate depauperate d'ogni principio alimentare, vengono gravidati da fette di animali morti e lubrificati da pericolose majonesi di sintesi, direttamente prelevate da enormi bidoni di plastica incrostata.

Per i più sofisticati, sono a disposizione composizioni di alimenti inconciliabili come il suino fuso nel formaggio (combinazione che garantisce il lento e totale assorbimento delle cadaveriche tossine animali), festosamente completate da pomodori artificiali e foglie d'insalata appassita.

Non accontentandosi, si possono ottenere ulteriori gustosi condimenti, presenti nei vari espositori in un tripudio di funghetti sott'olio "quasi" d'oliva, pomodorini disidratati all'olio "quasi" di sansa, carciofini in nylon in olio "quasi" di semi.

Qualche gestore si spinge oltre e propone primi e secondi piatti: al bidone mangiatutto si accelera la salivazione nell'ammirare il naufragio di marmitte contenenti maccheroni stracotti in un bagnomaria ormai tiepidino; si esalta alla vista di lasagne sbracate in una sospetta besciamella, di cannelloni circoncisi ripieni di scarti riciclati; non puoi, resistere al fascino di quelle cotolette impanate e fritte nella sugna utilizzata millanta volte a temperature fantozziane, a quella carcassa di pollo reduce da un campo minato; non esita, magari, ad ordinare due fettine di "roast-beef" incagliatosi in una bassa marea d'intingolo al dado e ad accompagnarle con qualche verdurina ultra lessa che ormai, insieme a tutte le vitamine, ha perso ogni fiducia nel futuro.

Il tutto si stempera con dei Pinot più o meno grigi, con degli ottimi Barbera del Molise, con degli improbabili Merlot delle Puglie o, volendo fare il sofisticato, con degli "spumantini" allegramente gasati dal bicarbonato.

Sopra ogni pranzo veloce è indicato "digestimolarsi" e passare naturalmente al caffè: da devastare, perché no, con una bella correzione all'anetolo ed edulcorarlo con dell'aspartame… sai... la linea...

A questo punto il nostro Homo Omnivorus è pronto (previa ristrutturazione del pH in bocca) ad affrontare le ultime tre o quattro ore di lavoro seduto alla sua scrivania, assumendo quella posizione che contribuirà fatalmente alla formazione di un inespugnabile fecaloma.

Ma non c'è da temere: anzi! La stitichezza è un agognato traguardo del vivere moderno.

Perché, infatti, perdere regolarmente del tempo prezioso sui trono dell'Antimateria dedicando, magari, quei canonici quindici minuti alla lettura di deliranti articoli antropocratici? Tanto, alla bisogna, c'è il nostro Grande Protettore, l'industria del farmaco, che attraverso la "missione" dei suoi farmacisti-Apostoli, dal rassicurante bianco immacolato camice, ci somministra fantascientifiche pillole forgiate a mo' di astronave madre costituite da evolutissime plastiche gastroresistenti che, al posto giusto, rilasciano frotte di mini-ufini pilotati da microalieni i quali, azionando i comandi con tempismo computerizzato, sganceranno l'ordigno idraulico-chimico e... bram! ecco ristabilito, almeno settimanalmente, l'equilibrio: "cenere alla cenere".

Nel caso si materializzasse qualcuno degli innumerevoli (ma puntuali) effetti collaterali, riportati a termini di legge sul chilometrico e discreto foglio illustrativo, c'è sempre, caritatevolmente disponibile, qualche dottoressa Flo pronta ad estirparti il tuo naturale budello, ormai ridotto come un collant dopo una violenza carnale e sostituirtelo con un nuovo e moderno impianto di scarico in purissimo pvc ( polivinil cloruro).

Ma torniamo alla scacchiera: ecco il nostro automa tenersi la testa fra le mani e fissare lo sguardo nel vuoto.

La scena è prontamente ripresa dal capoufficio-Arcangelo che avvolgendo sotto la sua paternale aluccia, gli proferisce le soavi paroline "la tratti bene la sua testa".

Ed ecco atterra una cartucciera di candidi proiettili (gentilmente offerti dal caritatevole Pastore) di Instant 200 all’ibuprofene perché "non è importante preoccuparsi delle cause del mal di testa, basta che passi immediatamente, appunto in un istante.

E così, magicamente, la macchina è ancora in grado di produrre ed in particolar modo, di consumare! Infatti, all’apertura della gabbia a metà pomeriggio, un’altra mossa, quasi facoltativa, si presenta sulla via di casa: come resistere, di fatto, al salato richiamo di un rassicurante, asettico Fast Food per una merendina con un Topo-Burger farcito come un albero di Natale, leggiadramente accompagnato magari da un Milk-Shake al bario e fragole virtuali?

Ed in caso di soggetto femminile in dolce attesa, come prescritto da preventiva ecografia, esimersi dall’asportare un cartone di salatissime patatine pre-fritte e rifritte in danteschi gironi di friggitrici traboccanti di eterni oli esausti sfidanti ogni possibile stabilità molecolare!

Ma la via di casa è ancora lunga e può comprendere un’altra importante tappa-casella sulla scacchiera programmata: con gli amici si può degustare, come aperitivo, un’infusione idroalcoolica di intossicanti radici caraibiche che provocano, a breve, crisi d’astinenza colorate di un ammaliante Rosso di Cocciniglia-A, oppure accontentarsi di un più ecologico analcolico a base di acqua "non" minerale e confortanti aromi naturali tinteggiati con Azorubina.

Il soggetto è quindi pronto per il rientro domestico dove, più nolente che altro, sarà costretto a prepararsi una bella cena rapida, visto che il TG è già giunto alla quotidiana cronaca di antropofagia e traffico di organi di bambini a scopo cosmetico.

Il nostro "burattino" deve resistere ad ogni realtà e deve dare la via al rito dell’apertura del grande sarcofago-congelatore. Scoperchiato il simulacro appaiono variopinte confezioni metallizzate di ogni tipo d’alimento in stasi: Pizze lampo dell’ingegner Capuozzo, Paste asciuttissime con fantasiosi condimenti indolici, cannelloni e lasagnoni coibentati con pratiche barre d’alluminio che fanno risparmiare tempo sui lavaggi di stoviglie, sedicenti caciucchi da querela, la zuppa del Pitale, la megafagiolata al triptofano sublimato, minestrone della valle dei morti, pronti per essere resuscitati mediante una semplice aggiunta di Atrazina, direttamente prelevata dal rubinetto del lavabo.

E poi: cubettoni di spinaci arricchiti da mozzarella vinilica, variegati pout-pourri di verdure ai siliconi, piselli e piselloni ibernati, in stato di semi incoscienza.

Ma il nostro Indiana Jones, convertito alla crio archeologia, può anche imbattersi in antichissime e scadutissime confezioni del Capitano Nemo, di sorrisini ai polifosfati aggiunti, di teneroni di porco finemente triturato e ricompattato con nitrati, di elegantissimi Cordon Bleu al botulino e di cotolettoni di pollo prosciuttato ricoperti da una croccante panatura di cartone ondulato.

Anche chi non ha la fortuna di possedere capienti briosepolcri, può comunque innamorarsi in cucina di vari liofilizzati: il risotto ai funghi di Chernobyl, ai totani Goodyear, la paella al giallo di chinolina e poi…. le varie creme vegetariane già confezionate in pratici enteroclismi monouso.

Naturalmente sarà indicata una non impegnativa ed economica lavanda sorbita a grandi sorsate, direttamente da una tanica familiare di corroborante spuma di chinotto.

Incombe in TV il primo spettacolo ed il nostro temerario riesce a planare in tempo sul divano con un bel dessert come una creme-caramel al sorbitolo o similare budino all’alginato di poli propilen glicole, fagocitandolo a cucchiaiate in pochi nanosecondi. Ma fatalmente, al secondo blocco pubblicitario, l’insaziabile avverte un languorino… non proprio fame. Voglia di… sì!, Voglia di qualcosa di buono! Ed ecco apparire un telecomandato vassoio roteante che decolla dal tavolino, ricolmo di ogni sorta di dolciumi. Fra i tanti svettano, irresistibili, cioccolatoni ripieni di pasta alla nocciola carrubata che, in sincronia coi cacai e con le pralinature varie, concorreranno in un prossimo futuro alla determinazione di un irreversibile blocco renale che, in armonia con le magnanime associazioni preposte, contribuirà al fiorente mercato della ricambistica umana.

Potrebbe bastare ma... nel caso che il film di seconda serata risulti imperdibile, può sempre capitare di essere colti da un raptus suicida e ritrovasi a frantumare del patatume vario (al Curry urticante o agli effluvi di pollo arrosto) o sorprendersi a triturare barilotti di arachidi, a sventrare ed ingollare intere sacchettate di appetitosi bitorzoli di polistirolo estruso all'aroma di piedi, risciacquandosi abbondantemente con qualche lattinata di birraccia uperizzata.

A questo punto ci si può arroccare a letto dopo una bella spazzolata di gengidentifricio sbiancante a base sodica ed accelerare l'ultima mossa verso l'auto-scaccomatto con un'autoprescrizione di doppia compressina di "Naitol 500" al fenobarbitolo che, in azione sinergica con l'alcol, garantirà un immediato riposo ed un altrettanto repentina paralisi di ogni tentativo del corpo di metabolizzare le ultime dosi di spazzatura incautamente ingerita e promuovere un definitivo, ubiquitario, inoperabile carcinoma.

CONCLUSIONI

C'è ancora chi si domanda che cos'è il cancro?

Si! Quelle umanitarie strutture che ci estorcono cifre da capogiro in cambio di un sorriso ed una pianticella nel vaso.

È l'ora di svegliarsi, di non stare al gioco, di trovare ad ogni costo il tempo per trattarsi davvero bene, in simbiosi con la naturalità.

È l'ora di buttare la pasta, e l'ora di lavare le verdure, è l'ora di pelare le patate...

È l'ora di finirla…!

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