Ecco quali sono i connotati della dittatura
venatoria prossima ventura secondo le nuove proposte di legge (1).
Innanzi tutto, dell’organismo di gestione dei Comprensori
Provinciali di Caccia (le entità che dovrebbero sostituire gli
attuali Ambiti Territoriali di Caccia) faranno parte «un
rappresentante per ognuna delle associazioni venatorie presenti sul
territorio, due rappresentanti degli agricoltori e un rappresentante
per la totalità delle associazioni ambientaliste». Tutto all’insegna
della “parità” insomma.
Almeno il 75% del territorio di ciascuna provincia dovrà essere
obbligatoriamente reso disponibile al tiro delle armi da fuoco,
maneggiate con la “maestria” di cui daremo più sotto qualche
esempio, con in più la novità che nel computo del rimanente 25%,
quello teoricamente immune, rientrano non più soltanto le aree
protette, le zone di ripopolamento, ma anche i centri urbani, le
strade, i fondi chiusi, il pollaio dei miei vicini di casa... e sarà
consentito cacciare perfino nelle foreste demaniali.
E la violazione del diritto alla proprietà privata? Ovvero il
diritto individuale del soggetto armato denominato “cacciatore” di
entrare e mettersi a sparare a suo piacimento sul mio, sul tuo
terreno fregandosene della mia, tua volontà? Ben lungi dall’essere
abrogato in sintonia con la recente sentenza della Corte di
Strasburgo, viene addirittura potenziato diventando «esercizio di
facoltà connessa ad una attività programmata dall’amministrazione
pubblica». Programmata senza dubbio, ma non certo per fini di
pubblica utilità, gli unici fini per i quali, in tutto ciò che non
sia la caccia, è previsto un limite al diritto di proprietà.
La mattanza venatoria e il conseguente pericolo di essere massacrati
a fucilate anche per gli esseri umani non sarà più estesa da
settembre a gennaio ma da agosto a febbraio. Le sparatorie cioé
cominceranno in piena stagione turistica e finiranno alle soglie
della primavera.
E poiché per maneggiare un fucile in luoghi pubblici e in mezzo alla
gente non è poi necessaria una grande abilità, «le prove d’esame per
l’abilitazione venatoria sono ridotte da cinque a una».
Sparisce lo sgradevole concetto di “vittime della caccia” e «il
Fondo per le vittime della caccia diventa un fondo di garanzia».
E sparisce anche ogni reato penale connesso alla caccia. Tutti i
reati diventano amministrativi. Sparare sulla vostra casa sarà come
parcheggiare in divieto di sosta.
In poche parole, questa nuova “impresa” legislativa che garantirà ai
già oggi fin troppo impuniti cacciatori, l’impunità definitiva e
totale, farà sì che le battute di caccia abbiano agio di diventare,
ove già non siano, delle vere e proprie scorrerie, senza che i
responsabili subiscano rimarchevoli sanzioni, prevede
l’asservimento, la sudditanza di fatto dell’intera popolazione che
vive, lavora, transita fuori dai centri urbani alle “esigenze” (cioé
all’arbitrio e all’invadenza armata) dei cosiddetti cacciatori.
Quanto al presente, la home page del sito web
Gondrano, su cui andiamo
registrando, mese dopo mese, il progredire della carneficina, è
ormai un cimitero di morti ammazzati. E poco m’importa che la
maggior parte di essi siano a loro volta cacciatori. Questo dovrebbe
essere un dato confortante? Rassicurante? Quanto di conforto e
sicurezza può venire dal sapere che questi individui cui il
parlamento si appresta a dare piena potestà armata su almeno il 75%
del territorio nazionale sono così maldestri nell’uso delle armi da
ammazzarsi perfino fra di loro?
In una intervista rilasciata alcuni mesi fa a un quotidiano un
guardacaccia diceva: «In passato si andava a caccia con i vestiti
smessi e l'immancabile cappello da alpino: oggi i cacciatori hanno
abiti e attrezzature di alto livello, che li rende in qualche modo
più professionali» (L’Eco di Bergamo, 14 marzo 2002). Strano
concetto di “professionalità” questo. Io ero sempre stato convinto
che la professionalità consistesse nel possesso di precise
conoscenze, non nello sfoggiare tute mimetiche ultimo modello della
moda di Bagdad anziché abiti smessi.
E diamo allora ancora una volta un’occhiata all’operato di questi
“professionisti” del libero sparo. Questa stagione c’è chi l’ha
“professionalmente” inaugurata sparando in faccia a un bambino,
qualcun altro ha dato prova della sua “professionalità” ammazzando
il fratello fortuitamente scambiato per un fagiano (perché se
qualcuno si muove dietro un cespuglio non può che essere un
fagiano), un altro “professionista”, uscito per una battuta di
caccia il martedì (giorno di silenzio venatorio) molto
“professionalmente” si è sparato in una gamba che altri
professionisti (non del fucile ma del bisturi) hanno poi saggiamente
provveduto ad amputargli. Un altro ancora, con indubbia mira da
“professionista”, ha centrato con una fucilata la finestra di una
abitazione, ma professionista fino in fondo costui non doveva essere
poiché ha mancato, sia pur di poco, coloro che vi si trovavano
all’interno. Niente paura: farà meglio la prossima volta. E così
via: sono 128 i casi di questo genere censiti dalla LAC fino al 30
novembre di quest’anno. E abbiamo ancora un mese e mezzo di
sparatorie davanti a noi. E quante sono le persone che, in ogni
parte d’Italia, vivono in una atmosfera di paura, assediate dalle
fucilate in casa loro? Dubito che qualcuno si sia mai preso la briga
di contarle.
E dall’altra parte? A fronte di un parlamento
ormai sempre piú simile a un mattatoio, per il quale non c’è
proposta di legge meritevole d’essere ben accolta che non abbia come
scopo rendere sempre più simile questo mondo a un deserto, abbiamo
un arcipelago di Associazioni Protezioniste per le quali tutti
questi morti sembrano non esistere, anzi non devono esistere.
A commento delle ferali novità del 4 dicembre la Verde Zanella si
limita a elencare i danni che verranno alla fauna e a esecrare in
questa proposta di legge il «tentativo di smantellare i risultati di
buon senso raggiunti in anni di faticoso lavoro tra Verdi,
associazioni ambientaliste e cacciatori» (2). E cacciatori? Andiamo
avanti: Legambiente rilascia addirittura una dichiarazione congiunta
con Arcicaccia, nella quale si difende l’attuale normativa, quella
normativa, si badi bene sotto il cui regime sono accaduti e accadono
i fatti sopra elencati.
Tace su quei morti la LAV a nome della quale Ennio Bonfanti non
trova di meglio che rivolgere un incredibile, patetico, imbarazzante
perfino, appello niente meno che a Silvio Berlusconi «perché fermi i
suoi parlamentari autori di queste proposte per il massacro degli
animali». A Berlusconi, il primo firmatario, se non ricordo male,
della famigerata legge sulle deroghe venatorie.
Il WWF infine per bocca di Maurizio Santoloci chiede che «il
dibattito muova da dati sostanziali e oggettivi». Quali? Lo stesso
Santoloci li elenca: «l’incidenza dell’attività venatoria sui
sistemi naturali, il mai sopito fenomeno del bracconaggio, il
perdurare di pratiche illegali quali gli archetti, i richiami e le
uccellagioni e le possibilità di applicazione che con la normativa
vigente ci possono essere per gli abbattimenti selettivi anche
all’interno di aree protette, i danni prodotti alle cose e alle
persone». «I danni alle cose e alle persone», eccoli qui finalmente
citati, ma appena timidamente, fanalino di coda in fondo a un lungo
elenco di tutt’altre cose. La popolazione delle campagne dunque per
ambientalisti e animalisti sembra non esistere, le conseguenze che
su di essa avrà quanto sta accadendo in questi mesi in tema di
mattanza venatoria sono del tutto o quasi ignorate.
Perché dunque di tutto ciò non si deve parlare? Perché esiste presso
le Associazioni (come presso i DS e i partiti filocaccia tutti) la
precisa volontà di non affrontare quello che sarebbe senza dubbio
l’argomento più efficace contro la caccia, quello che più d’ogni
altro può muovere l’interesse dell’opinione pubblica contro di essa?
E’ una domanda incredibile, sconcertante e per ora, per quanto mi
riguarda, senza risposta.
Rimangono, a fronteggiare un tale silenzio, i
fatti in forma di proposte di legge che seguono con efficacia
immancabile il loro iter e vengono vomitate su questo spiritato
Paese ormai a getto continuo da un parlamento (?) che senza dubbio
sa, esso sì, il fatto suo, un parlamento di fronte al cui ultimo
concepimento - un insulto sfrenato, dicevo in apertura, buttato in
faccia alla civiltà, all’ambiente, ai lavoratori delle campagne,
agli operatori turistici, alla gente, alla biosfera tutta - se, come
ho ammesso e ripeto, non sarò stato del tutto equilibrato e
obiettivo, non so d’altra parte cosa possa ormai significare
esserlo. Ho scritto dunque accompagnato da una ferrea indignazione?
Sì, certo. Ferrea e sacrosanta, maledizione!
(1) Dati ricavati da un comunicato di Danilo
Selvaggi, Responsabile Rapporti Istituzionali della LIPU.
(2) Questa e le seguenti dichiarazioni sono
riportate in comunicati ANSA del 4 dicembre 2002.
I documenti sopra citati sono raccolti nella
pagina: "Il parlamento degli orrori", nel sito web
Gondrano.
Testo di: Filippo Schillaci, 15 dicembre 2002