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L'OMS è un avamposto ribelle?
Potrebbe non sembrare, ma il progresso muove i suoi passi
Anno di pubblicazione: 2003 - © di Jacopo Fo - Da
www.jacopofo.it
Il cammino del progresso passa innanzi tutto dal riconoscimento
dell'esistenza dei problemi.
E' quindi rivoluzionario lo studio dell'Organizzazione Mondiale per
la Sanita' (Oms) che, all'interno del "World healt report" indica la
depressione e le malattie mentali come il gruppo di patologie che
provoca i costi piu' alti per la societa'.
Questa novita' deriva da un nuovo modo di considerare e "misurare" il
peso sociale di una malattia sia in termini di morti (il 60% dei suicidi
deriva da squilibri mentali cronici) sia dal punto di vista dei costi
economici e sociali.
Analizzando l'impatto complessivo delle malattie e traducendolo in un
diagramma numerico, scopriamo che le malattie mentali hanno un indice di
dannosita' globale di 11,6, mentre le malattie cardiovascolari
raggiungono un 10,3 e i tumori il 5,3. Tradotto in soldi: solo negli Usa
si spendono 43,7 miliardi di dollari l'anno in spese mediche per
disturbi mentali, piu' di quanto costino le malattie cardiovascolari.
Nell'ultimo anno tra il 20 e il 25% della popolazione mondiale ha avuto
squilibri della personalita'. Ne sono derivati drammi e danni di ogni
tipo alla vita di milioni di individui. Il chirurgo e' depresso e si
dimentica l'aspirapolvere nella pancia del paziente.
Sempre secondo l'Oms il 40% delle persone con problemi mentali e
psicologici non viene curata in nessun modo. Non ci si accorge neanche
che sono in un grave stato di sofferenza.
La depressione e' il piu' diffuso degli squilibri della personalita'
con circa 121 milioni di malati nel mondo, in maggioranza donne.
Inoltre le prospettive di cura sono pessime visto che non ci sono
cure farmacologiche risolutive per questo tipo di malanni (sono malattie
"sociali") e quindi le case farmaceutiche non hanno nessun interesse a
investire nella ricerca di terapie.
Come se non bastasse i numeri sono in crescita: oggi hanno gravi
disturbi della personalita' l'11,6% della popolazione mondiale. E se il
ritmo di crescita di questi disturbi resta tale arriveremo al 15% della
popolazione entro il 2020.
Fino a qui il rapporto dell'Oms.
Un passo avanti nel riconoscimento del problema. Ma ancora la
questione e' vista in modo parziale.
In effetti per capire questi dati drammatici bisogna vedere in quale
contesto sono raccolti. Il 20% circa della popolazione soffre di
disturbi del sonno. Sono in crescita esponenziale i consumi di
ansiolitici, calmanti e eccitanti.
E anche il consumo di droghe pesanti e alcool non se la passa male.
Siamo in presenza di un malessere sociale diffuso e grave. Ma il
quadro si complica ulteriormente se prendiamo in considerazione numerosi
studi realizzati sulla qualita' della vita in rapporto all'ambiente nel
quale viviamo. Si scopre cosi' che la depressione e' strettamente legata
all'inquinamento delle citta': l'aumento della quota di anidride
carbonica nell'aria induce di per se a stati depressivi. Semplicemente
siamo tristi quando ci manca l'ossigeno. Bella scoperta.
E non e' possibile neanche disgiungere stati mentali e alimentazione
dopo che si e' dimostrato che i bambini alimentati a merendine e bevande
gassate piene di additivi, diventano piu' aggressivi e irrequieti.
Apri il giornale e scopri che gli Usa sono in vetta alle statistiche
di consumo di zuccheri e grassi nei bambini e sono anche primi al mondo
nel consumo di calmanti per bambini.
D'altronde sapere che non ti puoi fidare dei farmaci, delle mucche
pazze e dei polli con le tette e' un altro fattore ansiogeno.
E gia' ci troviamo di fronte a una lista di malattie e disagi
connessi alla sfera psicologica e ecologica. Cause e concause che
spingono tutte verso il disagio di vivere.
La situazione di instabilita' internazionale dal punto di vista
economico e della guerra sono ulteriori fattori di stress psicologico.
Dopo l'11 settembre 2001 il consumo di psicofarmaci in Usa aumento' del
400%.
E che dire della violenza, del bullismo nelle scuole, della
recrudescenza del gallismo aggressivo, del razzismo, della criminalita'.
Indiscutibilmente dopo il 2000 il livello di sicurezza percepito
dalla popolazione e' calato sensibilmente. La nostra societa' appare a
tutti molto piu' fragile, l'equilibrio e' precario, il futuro
assolutamente incerto.
E questa situazione, unita all'aumento della quota di anidride
carbonica, additivi chimici, droghe pesanti, alcool e psicofarmaci non
puo' che generare in futuro scenari peggiori.
Un dato per tutti: dopo l'11 settembre del 2001 il numero di
incidenti aerei con cause non militari e' aumentato del 30%. E alcuni
sostengono che il motivo sia in gran parte psicologico: piloti e
controllori di volo hanno i nervi a pezzi: sindrome da paura. E se a
tutto questo aggiungiamo la "sindrome della stanchezza" che impazza in
Europa con gli infarti e gli ictus da super lavoro che falcidiano i
giapponesi, le intolleranze alimentari e le allergie, otteniamo un
quadro complessivo disastroso.
Ma in realta' abbiamo visto solo una parte del problema.
Se infatti colleghiamo stati mentali, inquinamento, disagio sociale e
abitudini alimentari insane non possiamo non collegare a questa catena
di concause un altro gruppo di malanni come l'asma e le malattie
bronchiali, dovute principalmente all'inquinamento urbano.
Ormai e' assodato che il fumo e' solo una concausa dei disturbi
polmonari, importante ma secondaria. L'Oms ha rivisto recentemente il
sistema di analisi dei dati ed e' risultato che il fumo e' molto meno
pericoloso per chi non vive in citta' inquinate. E chi non fuma e vive
in citta' soffre comunque gravemente di malattie dell'apparato
respiratorio.
Ecco ora abbiamo il quadro complessivo, tridimensionale della
situazione: le malattie mentali e i disturbi del comportamento come la
depressione sono intimamente legate a un sistema sociale inquinato
materialmente e moralmente. La gente impazzisce perche' c'e' troppa
violenza, troppa poca natura, troppi veleni, troppo poco rispetto per
gli individui.
E la situazione non e' arginabile all'interno del sistema che l'ha
generata.
Viviamo in una società dove almeno il 20% della popolazione e' in
qualche modo disturbato e bisognoso di cure e il restante 80% qualche
problema psicologico inizia ad averlo... E non c'e' pillola che tenga.
Bisogna sciogliere il nodo costituito dall'economia del petrolio e
della guerra, dell'inquinamento e della mancanza di solidarietà sociale.
Vista cosi' la situazione appare abbastanza tragica. Ma ci sono anche
risvolti positivi, se ci si sforza a cercarli.
Negli ultimi vent'anni milioni di persone hanno riversato grandi
energie nel cercare di comprendere come fosse possibile affrontare
questo disagio di vivere e come fosse possibile far sapere agli altri
che questa società' avvelena il corpo e lo spirito.
Capire come e dove precisamente avvenisse questo danno ha richiesto
anni di studi e discussioni da parte di milioni di persone che hanno
iniziato a pensare in modo ribelle.
Oggi concetti come il femminismo, i diritti degli omosessuali, dei
bambini, degli animali, dell'ambiente, i bisogni spirituali, artistici,
della salute sono acquisiti, banali per milioni di persone. Ci si e'
messo 30 anni per arrivarci. E ora, finalmente, queste nuove idee
arrivano a contagiare organizzazioni ufficiali come L'Oms (portando
addirittura alla revisione dei criteri di statistica, che non e' cosa da
poco).
Bel colpo. La coscienza della complessità avanza impetuosamente (o
quasi). Svelare a milioni di persone questa rete di correlazioni
negative che rovina la vita di tanti porterà a ulteriori novità. La
complessità del mondo sta mostrandosi. O meglio: gli esseri umani la
stanno comprendendo.
Ed e' questo il fuoco dell'evoluzione di questo movimento No Global
(New Global, No Logo, New Age, Next Age, Pacifista, Solidale, Umanista o
come lo volete chiamare). Questo movimento fa molta fatica perché oggi
le interconnessioni globali sono moltiplicate. Ma il Movimento non e'
sconfitto come a molti appare. C'è stata la prima ondata. 100 milioni di
persone nelle piazze del mondo. Ora c'è la bassa marea. All'azione segue
la riflessione. E affiora la difficoltà di trovare vie praticabili per
affrontare una realtà che sfugge.
Ci servono nuove categorie, nuove parole per pensare.
Questa e' un'onda lunga. Non cambieremo il mondo senza prima averlo
capito.
E solo ora possiamo iniziare a comprenderlo perché' siamo in milioni
a guardarlo e osservarlo da tutti i punti di vista. E tutti ci stiamo
chiedendo: "Dove cavolo e' che si schiaccia per accendere il
cambiamento?"
Ma questo e' già il cambiamento.
Prima non eravamo capaci di darci un appuntamento in cento milioni.
Ora ci siamo connessi.
Appena qualcuno trova dov’è il pulsante da schiacciare manda una mail
a 100 milioni di persone. Trent'anni fa se uscivi in prima pagina su
Lotta Continua e Il Manifesto, se ti andava bene, raggiungevi 100 mila
persone. E allora avevamo solo le risposte. Ora abbiamo anche le
domande.
(...)
La storia si muove lentamente. Se si muoveva un cicinin più veloce
era meglio. Ma l'importante e' che si muova continuamente.
Prima o poi l'amore arriva.
O no?
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