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Placare la sete
Tratto dal libro: ”Ecocidio, ascesa e caduta della
cultura della carne”
Anno di pubblicazione: 2003 - © Di Jeremy Rifkin Da:
http://www.promiseland.it
Oggi, perfino le riserve di acqua dolce del pianeta
sono minacciate dalla combinazione di siccità, eccesso di coltivazione e
pascolo. In Africa orientale, le falde acquifere sono scese a profondità
tali per cui nella regione si prevedono gravi carenze già a partire da
questo decennio. Sorte analoga toccherà ai cinque paesi africani che si
affacciano sul Mediterraneo. Le falde acquifere del Messico stanno
precipitando rapidamente.
L’acqua dolce, un tempo considerata una risorsa
praticamente inestinguibile, sta diventando scarsa in molte aree del
pianeta. Fra il 1940 e il 1980, a livello mondiale, l’uso di acqua è
raddoppiato, in gran parte per soddisfare i bisogni di una popolazione
umana in rapida crescita. Il 70 per cento di tutta l’acqua consumata è
destinata all’agricoltura: alla coltivazione di alimenti umani e
animali. Oggi, il 15 per cento delle terre agricole nel mondo - circa
270 milioni di ettari - viene irrigato, con un consumo complessivo annuo
di quasi 4000 miliardi di metri cubi d’acqua l’anno. Si prevede che fra
breve il fabbisogno d’acqua per irrigazioni agricole aumenti fra il 25 e
il 30 per cento. Negli Stati Uniti, soprattutto negli stati dell’Ovest,
la carenza di acqua dolce è a livelli critici, con un consumo che eccede
del 25 per cento la capacità di rigenerazione. Sebbene gli americani si
stiano rendendo conto del problema che investe la parte occidentale del
paese, sono inconsapevoli del ruolo che l’allevamento di bovini e di
altro bestiame ha nell’abbassamento delle falde acquifere.
Quasi metà dell’acqua consumata negli Stati Uniti è
destinata alle coltivazioni di alimenti per bovini e altro bestiame. Per
produrre un chilo di carne di bovino allevato a cereali sono necessari
centinaia di litri d’acqua, che servono all’irrigazione della terra su
cui vengono coltivati i foraggi. L’economista Frances Morre Lappé nota
che “l’acqua utilizzata per produrre cinque chilogrammi di carne bovina,
equivale al consumo domestico complessivo della [mia] famiglia in un
anno”. Ricorre a una metafora il giornalista di “Newsweek”, quando
scrive: “Nell’acqua necessaria per dissetare un manzo di 450 chili si
potrebbe far galleggiare un incrociatore”. Secondo David Pimentel,
produrre un chilogrammo di proteine animali richiede quindici volte più
acqua di quella necessaria per produrre la stessa quantità di proteine
vegetali. Oggi, gran parte dell’acqua dolce disponibile in Nordamerica
viene utilizzata per la coltivazione di cereali destinati
all’alimentazione animale: il risultato è che le falde acquifere del
Midwest e delle Grandi Pianure si stanno rapidamente esaurendo, e che la
carenza sta rapidamente cambiando le modalità di utilizzo dell’acqua nei
settori industriali, commerciali e domestici. E’ già accaduto che, nella
zona occidentale del paese, alcune città e quartieri residenziali
abbiano subito razionamenti di acqua, con forti limitazioni all’uso
domestico e industriale. Di rado, però, i consumatori sono informati del
fatto che il divieto di innaffiare prati, lavare automobili e utilizzare
acqua per scopi di non immediata necessità, è dovuto alle enormi
quantità di acqua pompate per far crescere i cereali destinati
all’alimentazione di bovini e di altro bestiame.
Quasi la metà dei bovini allevati a cereali negli
Stati Uniti vengono cresciuti in stati del West o del Midwest, che
attingono ad un’unica falda. La falda Ogallala è una delle più grandi
riserve sotterranee d’acqua al mondo: si estende dal Texas al South
Dakota, attraverso otto stati, coprendo un’area tre volte superiore a
quella dello stato di New York. Oggi, gli agricoltori attingono dalla
falda Ogallala una quantità d’acqua superiore a quella che scorre
annualmente nel fiume Colorado. Gran parte di quest’acqua è pompata
dagli stati cerealicoli, per irrigare la terra su cui crescono i cereali
destinati ai milioni di bovini allevati nelle praterie del West e nelle
stalle d’ingrasso del Midwest. Negli ultimi quarant’anni sono stati
prelevati, da questa riserva sostanzialmente non rinnovabile, circa 480
chilometri cubi d’acqua. Gli idrogeologi stimano che la falda sia già
dimezzata in Kansas, Texas e New Mexico. In Texas, un quarto dell’acqua
presente nel sottosuolo è già stata utilizzata e, nella parte
settentrionale dello stato, molti pozzi in cui sono prevalenti le
coltivazioni intensive di sorgo destinato all’alimentazione bovina, si
stanno esaurendo. Il livello delle falde acquifere è ormai così basso
che lo U.S. Department of Agricolture prevede che in meno di
quarant’anni le aree irrigue delle Grandi Pianure “si debbano ridurre
del 30 per cento”.
In California, dove il 42 per cento di acqua dolce è
destinata all’irrigazione di cereali bovini per alimentazione animale e
all’abbeveraggio di bovini e altro bestiame, le falde acquifere sono
scese così in profondità che si registrano fenomeni di subsidenza: circa
13.000 metri quadrati nella San Joaquin Valley sono sprofondati, in
alcuni punti di quasi dieci metri. Dalle falde della San Joaquin Valley
viene attinta acqua a “un ritmo che supera la capacità di rigenerazione
di 2000 miliardi di litri all’anno”.
Gli allevatori del West hanno a lungo goduto del
privilegio di accedere alle risorse idriche locali. Nei primi tempi,
essi fecero in modo di costruire i propri recinti vicino a fiumi e
torrenti, per soddisfare il bisogno d’acqua della mandria. Il controllo
sui “diritti d’acqua” ha contribuito a garantire agli allevatori il
potere politico ed economico necessario per dettare condizioni sull’uso
dei territori vergini. Oggi, numerosi torrenti e fiumi che attraversano
le praterie sono ridotti a rigagnoli, o completamente disseccati, a
causa dell’eccesso di pascolo, dell’erosione del suolo e della
desertificazione.
Sfortunatamente, le attuali normative tributarie
federali incentivano agricoltori e allevatori a pompare sempre più acqua
dalla falda acquifera sotterranea. In New Mexico, Texas e Kansas, il
proprietario di un terreno ha diritto di sfruttamento totale della falda
acquifera sottostante, per compensare “il fatto che i costi di pompaggio
aumentano con l’abbassamento del livello di trivellazione per
raggiungere la falda”. Anche il costo d’acquisto degli utensili di
trivellazione e pompaggio è deducibile dal reddito imponibile: negli
Stati Uniti, la metà del costo di realizzazione di impianti di
irrigazione è stato sopportato dal governo federale che, in effetti, ha
sussidiato agricoltori e allevatori con fondi pubblici.
Negli ultimi novant’anni, il governo federale ha
sponsorizzato “trentadue progetti di irrigazione in diciassette stati
del West, dove il 20 per cento dei terreni agricoli sono ora irrigati
grazie al contributo del governo federale”. Lappé riferisce di uno di
questi progetti, nei pressi di Pueblo, Colorado, finanziato dal governo
federale con 500 milioni di dollari, finalizzato a un piano di
irrigazione a favore dei coltivatori di sorgo, mais ed erba medica
destinati all’alimentazione animale. Il GAO calcola che il costo idrico
di queste coltivazioni sia prossimo a 54 centesimi di dollaro per
acre-foot, anche se l’onere per gli agricoltori è di soli 7 centesimi
per acre-foot. Nello Utah, gli agricoltori pagano 18 dollari per
acre-foot per l’acqua proveniente dal Bonneville Water Project, mentre
il governo federale per garantire l’acqua sostiene un onere di 306
dollari per acre-foot. Spesso, secondo analisi ufficiali del governo, il
valore di mercato del mangime prodotto è inferiore al costo sostenuto
dalle casse federali per fornire acqua.
Molti agricoltori e allevatori hanno fatto fortuna
traendo il massimo beneficio dai sussidi federali ai progetti di
irrigazione. Oggi, secondo Lappé, un quarto delle terre irrigate grazie
a progetti sussidiati dal governo federale appartiene solo al 2 per
cento dei proprietari terrieri. Il Congresso degli Stati Uniti stima che
nel West i sussidi federali destinati a progetti di irrigazione
ammontino a 2,2 miliardi di dollari; fra 500 milioni e 1 miliardo di
dollari sono destinati prevalentemente a coltivatori di fibre vegetali e
di cereali per alimentazione animale. Nella sola California, più di 6
milioni di ettari irrigati con acque interessate da sussidi federali
sono controllati illegalmente da potentati industriali e familiari.
Analizzando l’effetto dei sussidi all’irrigazione sull’allevamento nelle
regioni occidentali degli Stati Uniti, l’economista David Fields, della
Cornell University, ha dato voce alle preoccupazioni di molti:
“Secondo una relazione del General Accounting Office,
la Rand Corporation e il Water Resources Council hanno chiarito bene
quanto i sussidi all’irrigazione a favore dei produttori di bestiame
siano economicamente controproducenti… le attuali pratiche di utilizzo
delle acque minacciano di minare alla base l’economia di tutti gli stati
della regione.”
I bovini sono anche causa di un altro problema
ambientale legato alle acque: infatti, ogni anno producono quasi un
miliardo di tonnellate di rifiuti organici, la maggior parte dei quali,
almeno negli Stati Uniti, si riversano sul terreno e penetrano nella
falda, inquinando pozzi, fiumi e lagi del paese. Il geografo alimentare
Georg Borgstrom stima che, in America, una quantità di agenti
inquinanti, doppia rispetto all’intero settore industriale, sia
ascrivibile ai bovini e ad altro bestiame d’allevamento.
Gli allevamenti intensivi sono una pericolosa fonte
di inquinamento organico, responsabile di circa la metà degli inquinanti
organici tossici rilevati nell’acqua dolce. Il manzo d’allevamento medio
produce ogni giorno più di 20 chilogrammi di sterco: in un allevamento
medio ci sono 10.000 capi, per un totale di 200 tonnellate di sterco al
giorno. Per inquadrare il problema nella giusta prospettiva, le scorie
organiche prodotte dall’allevamento medio sono equivalenti a quelle
prodotte da un insediamento umano di 110.000 abitanti. L’azoto dello
sterco bovino si trasforma in ammoniaca e nitrati, si sparge sul terreno
e percola nella falda acquifera o nell’acqua di superficie, inquinando
pozzi, fiumi e torrenti, contaminando l’acqua potabile e uccidendo la
fauna ittica.
Con la crescita della domanda di carne bovina fra i
consumatori benestanti delle nazioni industrializzate, la disponibilità
di acqua dolce pura, in tutto il mondo, potrebbe ridursi drasticamente.
La carenza di acqua dolce e la contaminazione delle acque di superficie
stanno già creando non poche tensioni fra paesi che condividono corsi
d’acqua, ma anche all’interno di singoli paesi, fra le diverse forze
sociali che, a diverso titolo, reclamano la propria quota di risorse.
Traduzione di Paolo Canton
Nel testo originale sono presenti numerose note
esplicative.
Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on
Economic Trends di Washington, insegna alla Wharton School of Finance
and Commerce, dove tiene i corsi dell’Executive Education Program sul
rapporto fra l’evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo
economico, l’ambiente e la cultura.
Per un approfondimento delle problematiche etiche,
ecologiche, salutistiche, sociali ed economiche legate al consumo della
carne: www.saicosamangi.info
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