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Crimini da studio
Gestire la carne da macello
Anno di pubblicazione: 2003 - © Di Eduardo Galeano
Da: www.ilmanifesto.it
Ogni anno i pesticidi chimici uccidono almeno tre
milioni di campesinos. Ogni giorno gli incidenti sul lavoro uccidono
almeno cinquemila operai. Ogni minuto la miseria uccide almeno venti
bambini di meno di cinque anni. Questi crimini, le cui proporzioni
vengono dalle stime più moderate, figurano nei rapporti di diversi
organismi internazionali ma mnon hanno alcuna pubblicità. Sono atti di
cannibalismo autorizzati dall'ordine mondiale. Come le guerre.
Attenzione, i delinquenti sono in circolazione. I più
temibili non sono quelli che provocano isteria pubblica e fanno
guadagnare milionate ai fabbricanti d'armi, alle imprese che vendono
sicurezza pubblica e alla stampa che vende insicurezza privata. No: i
pericolosi veramente pericolosi sono i presidenti e i generali che
sbudellano popoli interi, i re della finanza che sequestrano interi
paesi, i potenti tecnocrati che rapinano salari, posti di lavoro,
pensioni.
Siamo tutti loro ostaggi.
Clarence Darrow, l'inventore del diffuso gioco da
tavolo «Monopoli», ha dato la miglior definizione di chi abitualmente
appare nelle pagine di cronaca nera dei giornali: «Criminale è una
persona con istinti predatori che non ha sufficienti capitali per
fondare una grande impresa».
Il mio paese, l'Uruguay, è in rovina. E' stato
svaligiato dai banchieri, non dai borsaioli. Ma la legge castiga con lo
stesso minimo di pena, due anni, il borsaiolo che infila la mano in
tasca al passeggero di un autobus e il banchiere che ruba mille milioni
di dollari. E la pena massima del borsaiolo è il doppio di quella del
banchiere.
Per chi comanda non c'è «tolleranza zero». La ricetta
vincente di Rudolph Giuliani, nata per ripulire dai delinquenti le
strade di New York e rivenduta al mondo intero, non sbaglia mai. Applica
costantemente verso il basso, giammai verso l'alto, la mano dura e il
castigo preventivo, più o meno la versione poliziesca della guerra
preventiva. Trasforma la povertà in delitto e attribuisce una «condotta
protocriminale» soprattutto ai poveri di origine africana o
latinoamericana, colpevoli finché non provino d'essere innocenti.
In molti paesi si può finire dentro per porto abusivo
di pelle. Negli Stati uniti, ad esempio. Nelle carceri ci sono quattro
neri ogni dieci detenuti, fuori c'è un nero ogni dieci abitanti. E'
pericoloso anche essere poveri, si può morire giustiziati. Oltre due
secoli fa Thomas Paine si chiedeva: «Perché mai è così raro che
impicchino qualcuno che non sia povero?». La domanda è rimasta in piedi,
ma si è cambiata la corda con l'iniezione letale. In Texas, per dire un
caso, la povertà di chi ogni anno sale sulla forca non è solo nelle
statistiche. La lontananza dei ricchi dal patibolo si rivela persino
nell'ultima cena: nessuno sceglie aragosta o filet mignon, anche se
questi piatti sono sul menù d'addio. I condannati preferiscono salutare
il mondo mangiando hamburger e patate fritte, come loro costume.
Di tutte le forme di esercizio professionale
dell'assassinio, la guerra è quella che offre i margini di guadagno più
alti. E la guerra preventiva è quella che garantisce i migliori alibi.
Come la «tolleranza zero», castiga i più indifesi non per ciò che hanno
fatto o che fanno, ma per ciò che possono o potrebbero fare.
Il presidente Bush non può brevettare la guerra
preventiva. Altri l'avevano già inventata. Alcuni casi non appartengono
al passato remoto: Al Capone inviò un sacco di gente da Chicago
all'altro mondo perché è meglio prevenire che curare, Stalin nel dubbio
applicò le purghe, Hitler invase la Polonia proclamando che la Polonia
poteva invadere la Germania, i giapponesi attaccarono Pearl Harbour
perché da lì avrebbero potuto essere attaccati. «Ci impongono la
guerra», diceva e ripeteva Hitler portando avanti la sua avventura
criminale.
La maggioranza del popolo tedesco gli credette e lo
accompagnò Anche la maggioranza del popolo americano credette che Saddam
Hussein fosse il coautore dell'11 settembre, e che in qualsiasi momento
potesse scaraventargli un'atomica all'angolo di casa. I discorsi del
potere guerriero non sono cambiati. Continuano a ripetere: il Male ci
obbliga a difenderci. L'Iraq non minacciava la pace mondiale nella
realtà , ma nei discorsi di Bush, Blair e Aznar. Le vere armi di
distruzione di massa, alla fine, sono le parole che hanno inventato la
loro esistenza.
Donald Rumsfeld aveva definito l'Iraq come «un
laboratorio per le guerre future». Make war, not love: mentre gira il
mondo predicando l'astinenza sessuale, il presidente Bush progetta nuove
operazioni belliche.
Come a nove presidenti prima di lui, Cuba gli fa
venire il sangue agli occhi. Riferendosi all'Avana, ha detto poco fa:
«La miglior maniera di proteggere la nostra sicurezza è muovere incontro
al nemico prima che il nemico arrivi». Specialista in plagio
involontario, il presidente stava ripetendo una frase di Stalin:
«Dobbiamo eliminare i nostri nemici prima che i nostri nemici eliminino
noi». Concetto caro a Al Capone: «Uccidi prima di essere ucciso».
La prova che Cuba è un pericolo è visibile, nei
cinema di tutto il mondo. Nel suo film più recente James Bond, sempre
perseguitato dalle bombe e dai bikini, penetra all'Avana e vi scopre una
clinica segreta ad alta tecnologia, dedicata al riciclaggio dei
terroristi.
Ci sono altre prove contro altri paesi, tutte
ugualmente irrefutabili, e lunga è la lista dei candidati. Quale sarà la
prossima vittima dell'omicidio di massa mascherato da azione umanitaria?
Chissà. Corea del Nord, Siria, Iran... Non è una scelta facile. A favore
dell'Iran opera una ragione, o una tentazione, di grande peso: c'è la
seconda riserva mondiale di gas naturale, di cui si necessita con
urgenza. Come il petrolio in Iraq, il gas non sarà mai menzionato dagli
invasori, se l'Iran risulterà il paese scelto.
Attenzione, pericolo: al passo con cui andiamo, gli
esseri umani rischiano di fare la stessa fine disgraziata di molte
specie già svanite dalla faccia della Terra.
Accade che il presidente del pianeta abbia, come
James Bond, licenza di uccidere. E con maggiori motivi: egli incarna il
Bene per mandato divino. Il Bene non può essere giudicato. Il Tribunale
penale internazionale deve occuparsi dei crimini di guerra di Milosevic
o di Saddam, è qui per questo, ma gli strumenti di Dio sono intoccabili.
Come tutti i delinquenti, questi arcangeli blindati hanno bisogno di
impunità per lavorare senza sussulti e amarezze. Per garantire
l'impunità della guerra preventiva, niente di meglio che una legge
preventiva. Il presidente Bush l'ha firmata il 2 agosto dell'anno
scorso, dopo l'approvazione di camera e senato. Porta il numero 107-206
e si chiama Service members protection act. E' la risposta ufficiale
alla minacciosa costituzione del Tribunale penale internazionale. La
legge vieta di detenere, processare o incarcerare i militari americani,
e gli alleati da loro protetti, «specialmente quando operano nel mondo
per proteggere i vitali interessi nazionali degli Stati uniti». E
autorizza il presidente «a usare ogni mezzo necessario ed appropriato
per liberarli». Non è stabilita alcuna limitazione all'uso di tali
mezzi.
Dal punto di vista dell'esperienza storica e della
realtà attuale, significa che la legge permette di invadere l'Olanda. Se
i giudici del Tribunale penale internazionale si comportano male, sarà
legalmente possibile l'invio di truppe nella città dell'Aja, per
liberare chi sia caduto nelle loro mani.
Un paio di versi di Calvin Trillin: Dio non ha creato alcuna nazione che non meriti la nostra invasione
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