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Le armi a uranio impoverito

La verità sulla loro pericolosità

Anno di pubblicazione: 2004 - © di Jacques Paltz - Trad. italiana di Mariarosa Orizio e Francesca Marconi - Riproduzione anche parziale proibita senza autorizzazione dell’autore.

Le armi ad uranio impoverito sono utilizzate da una dozzina d’anni.
Sebbene i militari dicano che queste armi non sono armi nucleari, che l’uranio è usato solamente per le sue qualità meccaniche, non tutti sono di questo avviso ed i pericoli specifici sarebbero reali.

Perché, esattamente?
Sono equipaggiati di cariche a uranio impoverito: i proiettili di obici anticarro, alcuni detti "obici-matita" del diametro di 30 mm e 300 mm di lunghezza, con una carica di 300 g, sparati dagli aerei; altri di diametro 120 mm, con una carica da 1 a 5 kg, sparati da carri e missili con cariche ancora più importanti, per bucare protezioni spesse in cemento.

Queste armi sono state utilizzate nella prima guerra del Golfo, nella misura di 900.000 tiri di obici, effettuati dagli aerei. Compresi gli altri tipi di obici, si tratta di circa 300 tonnellate di uranio impoverito. Sono state utilizzate anche in Yugoslavia (30 tonnellate di uranio impoverito), ed in Afghanistan e, ultimamente, anche in Irak, e qui anche, sembra, in zone urbane.

Lo scopo ufficiale dell’uso dell’uranio impoverito è di servirsi della sua densità e della sua durezza per bucare i blindaggi più resistenti. Il tungsteno, utilizzato precedentemente, è più denso (19,30 g/cm3 contro 18,95 per l'uranio, e 500 Wickers contro 250 per l’uranio: 2 volte più duro).

Sapendo quindi che il tungsteno fonde a 3400°C contro i 1130 dell'uranio, e bolle a 5700°C contro 3850°, la sostituzione del tungsteno con l'uranio impoverito è fatta per altre motivazioni, ma quali?

Nozioni di base:
Le diverse unità di misura della radioattività e delle sue conseguenze biologiche (quello che non è stato detto)

Ci sono molte (troppe) unità di misura concernenti la radioattività:

quelle che ne misurano la quantità, senza tener conto della "qualità" e nemmeno degli effetti:
- Il curie (Ci) = 1 curie corrisponde all'attività di 1 grammo di radio, ovvero 37 miliardi di Bq.
- Il becquerel (Bq) = numero di disintegrazioni in un secondo.

Quelle che tengono conto della nozione di dose assorbita:
- Il rad (rad) = 0,01 gray.
- Il gray (Gy) = 1 gray corrisponde a 1 joule/kg e a 100 rad.

Quelle che tengono conto dell’equivalente di dose (effetti biologici):
- Il rem (rem) = 0,01 joule/kg.
- Il sievert (Sv) = 100 rem (attenzione: il sievert misura anche altre grandezze e questo aumenta la confusione).

Cosicché, quando si parla in rad, in qualche modo si vuole ingannare, dimenticando di precisare che per una medesima dose assorbita di 30 rad, per esempio, gli effetti biologici corrisponderebbero a 0,3 Sv se l'irradiazione fosse fatta con un irradiamento gamma, e a 3 Sv se fatta con irradiamento alfa: 10 volte di più.

E, se se ne parla in becquerels, è ancora più ingannevole in quanto se 1000 Bq provenissero dal carbonio 14 corrisponderebbero a 0,0002 mSv*, se provenissero dall’uranio 238 corrisponderebbero a 0,5 mSv* (2500 volte più) e corrisponderebbero a 120 mSv* se i 1000 Bq provenissero dal plutonio 239 (il plutonio non è mai naturale).

Se la fonte è il plutonio 239 anziché carbonio 14, i danni biologici sono 600.000 volte più vasti con quantità di irradiazione uguale!

Tutto questo relativizza il valore e l’interesse di una informazione ufficiale data in Bq (sulla contaminazione del latte, per esempio).

*Per inalazione rapida, e per un adulto. E’ invece da 2 a 5 volte superiore per un bambino di 3 mesi!

L'uranio impoverito: cos’è ?
Ci sono 2 tipi di uranio impoverito:
1) Quello proveniente dall'arricchimento dell'uranio naturale, destinato all’uso nelle centrali nucleari, e che consiste nel passare dal minerale contenente essenzialmente uranio 238 con solo 0,7 % di 235 (l'elemento fissile), al 3,5 % di "235" (condizione indispensabile per il funzionamento del processo di fissione nelle centrali). Il corollario è dunque la produzione di uno scarto: l'uranio detto "impoverito", contenente non più dello 0,2 % di "235".

La proporzione è di 0,75 tonnellate di uranio arricchito prodotto, per 4,25 tonnellate di uranio impoverito restante. Bisogna aggiungervi i suoi elementi radioattivi di degradazione, ricostituiti naturalmente dopo il trattamento, quali il thorium 234, il protactinium 234 e l'uranio 234.

2) L’uranio impoverito detto di seconda generazione, proveniente dal ritrattamento per arricchimento/impoverimento del combustibile usato nei reattori civili e militari.

Questo prodotto di seconda generazione si caratterizza per la presenza di un altro isotopo dell'uranio, il "236", e il suo bagaglio di contaminanti radioattivi (sottoprodotti della sua degradazione), che fanno di questo uranio di seconda generazione un prodotto 20 volte più tossico del primo.

Ora, le analisi hanno mostrato che questo isotopo è stato ritrovato nei territori contaminati dall’uso di queste armi.

Bisogna distinguere:

- La tossicità radioattiva dell'uranio impoverito.
E’ legata alla sua qualità di prima o di seconda generazione (più tossica per la seconda generazione), e alla sua presentazione in blocco compatto o in polvere bruciata, (tossicità dovuta alla moltiplicazione della superficie di contatto e alla facoltà di essere inalata e ingerita).

L'attività del cilindro nudo di uranio impoverito, di cui le armi sono equipaggiate, è molto ridotta, resa nulla dall’auto-blindaggio del metallo e dai materiali (esplosivi ed involucro metallico) che lo avvolgono. Tutto questo vige PRIMA dell’utilizzo dell’arma, ma non DOPO l’esplosione per cui una grande parte di uranio impoverito viene sparpagliato sotto forma di particelle metalliche, aventi la stessa possibilità di infiammarsi spontaneamente all’aria (potere piroforico dell'uranio). E’ così che l’inalazione delle polveri di un solo obice corrisponde ad un quantitativo fino a 3000 volte superiore al limite annuale ammesso (stabilire una dose ammissibile è già contestabile in sé….)

- La tossicità chimica dell'uranio impoverito.
E’ legata alla sua natura di metallo pesante e, una volta utilizzato, alla sua presentazione in polvere bruciata.

Ora, le ricerche di contaminazione delle popolazioni riguardanti l’uranio impoverito, principalmente nei Balcani, ha condotto all'individuazione del 100% di risultati positivi.

La sindrome della guerra del Golfo
E’ probabile che le varie disfunzioni (e i decessi) constatati nelle truppe partecipanti agli ultimi conflitti armati (così come nelle popolazioni locali), siano legate all’utilizzo dell’uranio impoverito (non va dimenticata nemmeno la quantità di medicinali e di vaccini, perfino sperimentali, utilizzati su queste persone).

 

LE VERE RAGIONI DELLA SOSTITUZIONE DEL TUNGSTENO CON L'URANIO IMPOVERITO?

Abbiamo visto che le ragioni apportate, alta densità e lunga durata, non resistono alla comparazione con il tungsteno. Le ragioni sono dunque da cercare altrove.

- La prima ipotesi è il basso costo, dovuto al fatto che si tratta comunque di uno scarto. Sarebbe un modo di riciclare una parte di scorie nucleari?

- Il potere dell’uranio impoverito di infiammarsi spontaneamente all’aria, tanto catastrofico sia per l’ambiente che per le popolazioni, aumenta l’effetto devastante delle armi. Può essere, questo, un argomento per il suo utilizzo, sebbene inconfessabile?

- Infine, abituare/preparare insidiosamente l'opinione pubblica all’utilizzo di armi nucleari tattiche miniaturizzate, non sarebbe la ciliegia sulla torta nucleare?

Quali che siano le ragioni, questa dispersione dell’uranio impoverito è inammissibile e deve essere interdetta al più presto dalle convenzioni internazionali.

Infine, è ridicolo constatare che questa disseminazione si sia fatta ultimamente in occasione di una pretesa caccia alle armi di distruzione di massa o al terrorismo.

 

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