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Rodotà, più guinzagli elettronici: privacy a rischio
La relazione del Garante presentata stamattina a Montecitorio
Anno di pubblicazione: 2004 - © da Il
Corriere della Sera (28
aprile 2004)
ROMA
- «Le derive tecnologiche possono produrre gravi effetti
distorsivi». E questo perché la «protezione dei dati personali
rischia ogni giorno d'essere compromessa dalla crescente
offerta sul mercato di tecnologie che rendono più agevole
forme generalizzate di raccolta delle informazioni». A
lanciare l'allarme è il presidente dell'Autorità per la tutela
dei dati personali, Stefano Rodotà, nella sua relazione
annuale sulla privacy nella sala della Lupa di Montecitorio,
presenti il capo dello Stato Ciampi, il presidente della
Camera Casini, il presidente del Senato Pera, l'ex
presidente della Repubblica Scalfaro.
«GUINZAGLI ELETTRONICI» - Rodotà ha parlato di possibili
«distorsioni nell'uso delle risorse quando, ad esempio, queste
vengono investite in impianti di videosorveglianza privi di
vera utilità per la sicurezza. Distorsioni nell'organizzazione
degli interventi quando, ad esempio, ci si affida a grandi
banche dati centralizzate, tecnicamente difficili da gestire,
vulnerabili agli attacchi». Il garante per la protezione dei
dati personali ha colto l'occasione per puntare l'indice
contro quelle tecniche di localizzazione che rendono possibile
un controllo continuo delle persone, creando una sorta di
«guinzaglio elettronico». La tecnologia delle radiofrequenze
(Rfid) «ha portato alla creazione di "etichette intelligenti"
che, sostituendo i codici a barre, se non disattivate nel
momento in cui il prodotto passa nelle mani dell'acquirente,
permetteranno di seguire la merce nei suoi spostamenti,
creando così le condizioni per controllare anche chi ha
acquistato e usa quel prodotto».
«CORPO-PASSWORD» - Nel mirino anche le tecniche biometriche:
sbagliato, dice Rodotà, presentarle come una «panacea
tecnologica», in grado di garantire da sole «una protezione
assoluta contro il terrorismo». «Il corpo sta diventando una
password - ha avvertito Rodotà-. La fisicità prende il posto
delle astratte parole chiave, sostituite da impronte digitali,
geometria della mano o delle dita o dell'orecchio, iride,
retina, tratti del volto, odori, voce, firma, uso di una
tastiera, andatura, Dna». Il garante ha ammonito: «Davanti a
noi sono mutamenti che toccano l'antropologia stessa delle
persone. Siamo di fronte a slittamenti progressivi: dalla
persona "scrutata" attraverso la videosorveglianza e le
tecniche biometriche si può passare a una persona "modificata"
dall'inserimento di chip ed etichette "intelligenti"».
Insomma, avverte Rodotà, «stiamo diventando "networked
persons", persone perennemente in rete, via via configurate in
modo da emettere e ricevere impulsi che consentono di
rintracciare e ricostruire movimenti, abitudini, contatti,
modificando così senso e contenuti dell'autonomia delle
persone».
MANCA VALUTAZIONE D'IMPATTO PRIVACY - Per il Garante, «una
"valutazione d'impatto privacy" dovrebbe accompagnare molti
interventi legislativi e organizzativi. Altrimenti, la corsa
verso raccolte sempre più imponenti di dati personali non
produce strumenti migliori di conoscenza della realtà, ma un
assordante "rumore di fondo tecnologico" che può addirittura
rendere più complessa l'azione pubblica».
NUOVI INTERVENTI - Rodotà ha sottolineato come «dopo avere
adottato provvedimenti sui messaggi di posta elettronica non
desiderati e sui messaggi telefonici promozionali, il Garante
sta per intervenire in tre direzioni: quella della Tv
interattiva, dove il continuo flusso di informazioni
dall'utente al fornitore può consentire controlli continui
sulle abitudini delle persone, esponendo i singoli al rischio
di nuovi controlli. Quella delle videochiamate, che possono
coinvolgere una molteplicità di soggetti e richiedono quindi
regole precise sull'utilizzazione delle immagini. Quella della
telefonia dove il controllo riguarderà in modo rigoroso i
diritti dell'utente, come le chiamte di disturbo e le linee
chiamanti».
«POCHI FONDI» - Rodotà ha poi aggiunto che la scarsità di
risorse che il governo mette a disposizione del Garante mette
a rischio l'attività e l'autonomia dell'Autorità. «Non
sappiamo - ha ammesso - fino a quando il Garante potrà tener
fede a questo impegno se continuerà la lenta riduzione delle
sue risorse. Questo stillicidio non pregiudica soltanto
l'efficienza: rischia di minare la nostra autonomia.Nella
relazione sul 2003, Rodotà si è soffermato sulle difficoltà
operative presenti e sulla neccessità di attrezzarsi nel
affrontare le sfide future e per «non cadere nella routine
burocratica».
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