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I pionieri dell'antropocentrismo cristiano Se la fede distrugge la vita... di che fede si tratta?
Anno di pubblicazione: 2004 - © di Franco Libero Manco - da
www.veganitalia.com
Il cristianesimo è sicuramente la religione più antropocentrica che il
mondo abbia conosciuto. Il primo, tra i pionieri di tale concezione (che pone irrazionalmente
l’uomo al centro della creazione col diritto di disporre della vita e
della morte degli esseri non umani) nell’ambito della cristianità, fu
sicuramente Paolo di Tarso (collaborazionista dei Romani e orgoglioso di
essere cittadino romano al punto da latinizzare il proprio nome in
Saul), il quale, in alcune delle sue tante missive, tra l’altro scrive:
”Servi, obbedite ai vostri padroni con rispetto e timore” (lett. Agli
Efesini 6,5):” “Voi servi obbedite in tutto ai vostri padroni. La donna
ascolti l’istruzione in silenzio, con piena sottomissione. Non permetto
alla donna di insegnare, né dettar legge all’uomo, ma se ne stia in
pace.” (lett. Ai Colossesi 3,22). “Guardatevi dai cani e dai cattivi
operai “(lett. Ai Filippesi 3,2-3). “Ognuno sia soggetto alle autorità
superiori perché non c’è autorità che non venga da Dio e perciò chi si
oppone al potere si oppone all’ordine stabilito da Dio”.
E in merito alla sua visione antropocentrica e al problema della carne e
degli animali S. Paolo dice. “Continuate a mangiare tutto quanto si
vende al macello, senza informarvi a motivo della vostra coscienza. Se
qualcuno dei .pagani vi invita mangiate di ogni cosa che vi viene posta
davanti. E in Corinzi 9,9 ribadisce “Che vuoi che Dio si prenda cura dei
buoi?” E ancora. “Colui che mangia di tutto non giudichi colui che non
mangia di tutto. Se un cibo scandalizza mio fratello io non mangerò mai
più la carne per non scandalizzare il mio fratello.” Quest’ultima
affermazione lascia supporre che in quel periodo l’esigenza etica di
essere vegetariani era molto sentita e dibattuta, come è altrettanto
logico supporre che Cristo fosse stato vegetariano e che Paolo,
convertitosi al cristianesimo 35 anni dopo la morte di Cristo abbia
travisato o personalizzato alcuni aspetti del messaggio evangelico.
Il problema dominante di S. Paolo, che ricorre in modo ossessivo, non è
la giustizia sociale, l’affrancamento dalla schiavitù, il giusto
salario, la considerazione delle sofferenze dei poveri, no, sul piano
sociale è la dottrina della sottomissione al potere e, sul piano
spirituale quella della salvezza dell’anima in virtù dell’accettazione
del sacrificio di Cristo come vittima sostitutiva.
S. Agostino concorda perfettamente con S. Paolo, anzi non si limita ad
accettare con rassegnazione le ingiustizie della società, ma giustifica
la schiavitù come conseguenza del peccato originale e quindi
ineliminabile. Per S. Agostino gli animali sono assolutamente privi di
intelligenza, ma possono servire a divertire, allenare, svagare l’uomo.
“Spesso,” dichiara, “sono letteralmente ammaliato alla vista dei cani
che sbranano la lepre in una battuta di caccia. Altre volte, mi attira
una tarantola che cattura qualche mosca o un ragno che avvolge nelle
reti gli insetti”.
Anche per S. Tommaso gli animali non hanno un’anima e dice: “E’ in
errore chi ritiene che uccidere un animale sia reato. La divina
Provvidenza li ha dati ad uso dell’uomo, onde se ne serve senza colpa,
uccidendoli o adoperandoli in altra maniera. Come uccidere uno schiavo
non è recare offesa allo schiavo ma al suo padrone, così è per gli
animali. La loro vita e la loro morte è subordinata al nostro vantaggio.
Ma non bisogna essere crudeli verso di essi perché questo potrebbe
rendere crudele l’uomo verso il suo simile. Non si può amare nessuna
creatura irragionevole e neppure volerle bene. Non si può avere nessuna
amicizia per le creature irragionevoli. Né amore, né affetto, né
amicizia sono possibili e neppure carità. Tutte le creature devono
essere assoggettate all’uomo. Non vi è dunque dovere morale se non verso
esseri morali. Il padrone non ha doveri verso il servo”.
In tempi più recenti il tomista gesuita Viktor Cathrein, sullo stesso
argomento scrive: “Il bruto non possiede diritti di sorta. Come potremmo
avere dei doveri verso creature che possiamo, a nostro capriccio, fare a
pezzi, arrostire e mangiare?” E un altro tomista, Ioseph Rickaby,
rincara la dose affermando: “Le bestie sono cose, beni mobili. Non ci
sono doveri di carità né doveri di altro tipo verso gli animali
inferiori come non li abbiamo verso i pali o verso le pietre.” E,
secondo Malabranche, gli animali mangiano senza piacere, gridano senza
dolore, crescono senza saperlo, non desiderano niente, non temono
niente, non conoscono niente. Mentre S. Edoardo il Confessore esalta la
caccia come gioiosa attività ricreativa.
Per i rappresentanti della Chiesa Cattolica gli animali sono sempre
simboli negativi, rappresentano la bestia per antonomasia: l’ultimo e
più turpe gradino della creazione. E quando il Diavolo non compare sotto
forma di animale compare in sembianze di donna.
Su Civiltà Cattolica, la prestigiosa rivista dell’Opus Dei, in un
articolo dell’agosto del 1993 dal titolo “L’uomo e il suo destino”
vengono direttamente ed esplicitamente attaccati, come in pieno
Medioevo, coloro che, si astengono dal mangiare la carne. In tale
articolo sta scritto: “E’ facile osservare come, frequentemente, persone
che si dichiarano rigorosamente vegetariane e che guardano con orrore al
consumo alimentare di qualunque tipo di carne animale, si rivelino
straordinariamente violente. Sono rissosi, vengono alle mani, picchiano
i bambini, sono preda di improvvise crisi di rabbia aggressiva e
guardano il mondo con diffidenza come se temessero sempre e da ogni
parte di essere aggrediti. Sembrano, inoltre, gradevolmente affascinati
da spettacoli di violenza e di morte. Spesso i vegetariani hanno
comportamenti sadomasochisti: emerge dalla profondità del loro inconscio
una potenziale distruttività. Con la pietà essi si difendono dalla
spietatezza”.
L’articolo prosegue affermando che Dio ha creato tutto, esseri
inanimati, piante, animali, per l’uomo, perché se ne serva per il suo
bene materiale e spirituale. Solo l’uomo è capace di amare mentre gli
altri esseri restano chiusi in se stessi.
Ma non era S. Agostino, dal quale traggono insegnamento i tomisti ed i
gesuiti, che ammirava estasiato la scena di caccia in cui la lepre
veniva sbranata dai cani? Non sono forse le corride, organizzate con
l’appoggio e con la benedizione della Chiesa , spettacoli per
antonomasia di violenza e di morte? E i roghi per gli eretici, la
decapitazione, l’impiccagione, lo squartamento, l’impalamento, le
carceri più dure dei lager nazisti e tutti i mezzi di tortura usati
dalla santa Inquisizione contro chiunque osasse opporsi al potere
clericale che ha causato la morte, nel solo Medioevo, di ben 50 milioni
di morti, sono forse spettacoli di beneficenza? Nessun oggi è in grado
di immaginare la crudeltà con cui la Chiesa si è espressa nei confronti
degli eretici, con quale disumana leggerezza veniva disprezzata la vita
del prossimo, con quale disinvoltura venivano inflitte le pene più
atroci a persone colpevoli solo di non voler riconoscere l’autorità
della sua Dottrina.
Oggi, come secoli fa, i gesuiti scagliano le loro farneticanti menzogne
sulla natura dei vegetariani, accusandoli di essere ciò che non sono,
dal momento che la nonviolenza, in senso lato del termine, è regola e
condotta imprescindibile di ogni vero vegetariano. Pertanto i gesuiti
affermando il falso calunniano ingiustamente, col solo scopo di
denigrare e possibilmente distruggere, non degli assassini, non dei
torturatori, non dei carnefici, non coloro che professano l’oltraggio e
la durezza ma coloro che difendono dall’ingiustizia e dalla violenza
ogni essere vivente, non coloro che con la scure ed il capestro
impongono la loro dottrina ma coloro che hanno fatto dell’amore e della
nonviolenza universale lo scopo dominante della vita.
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