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Il silenzio delle discoteche
Riflessioni sull'ordinaria follia
Anno di pubblicazione: 2005 - di Andrea Lombardi
Una delle lezioni che le piccole esperienze hanno offerto al mio Essere
Vivo è sicuramente come sapersi adattare a situazioni, ambienti, persone
di gran lunga differenti fra loro.
Una sera banchettavamo discorrendo sui problemi della nostra Amazzonia,
era il compleanno di Tiziano ed uno dei suoi familiari mi chiese come
riuscivo a guardare il mio piatto colmo di cibo dopo aver visto il vuoto
dei pasti nelle favelas... ed io gli risposi: "vivo". Possiamo privarci
di molti beni per rendersi e far rendere conto di quanto possa essere
vissuta con semplicità la vita ma possiamo anche ricordarci che tutto
quello che abbiamo, di buono e di cattivo, ce l’ha donato il Signore e
ne dobbiamo godere al massimo. La nostra fortuna è che avendo toccato
con mano il fondo riusciamo a valorizzare cose che agli occhi di altri
navigano nella normalità, questo ci rende così fungibili da trovare la
luce dove molti evitano il buio.
Mi sono ritrovato al Velvet, un locale disco di Perugia, e sinceramente
il girotondo confuso di tipi in continua ricerca della perfezione
nell’abito, nella linea, nel look non mi entusiasma molto; comunque ho
goduto del mio Essere Vivo ed ho ballato, camminato, sorriso, ballato,
ballato, ballato... e già, sembra che puoi spaccare il mondo ed invece
ti ritrovi a saltellare verticalmente girando vorticosamente su te
stesso con le braccia salde al corpo ed il respiro affannato dopo averti
conquistato il tuo metro cubo di pista..... poi ti fermi.... chiudi
gl’occhi.... e ti rendi conto di quanto sia paurosamente silenzioso
quello spaventoso frastuono.
Le pupille dei ragazzi che vagano cercando uno sguardo suadente da
conquistare o amici dispersi nella folla da ritrovare, gesti confusi ed
esagitati che non vogliono essere inferiori al cubista venerato di
fianco, tipe laccate e straleccate che come guerriere amazzone tendono
una trappola alla preda attirandola con un parfum di Kalvin Klein da
urlo.
Ti fermi, chiudi gl’occhi immaginando che la musica svanisca e cosa
rimane... nulla!
Un parola, un discorso stupido, una battuta... nulla!
Tanti bambocci saltellanti che vagano con lo sguardo senza meta, tante
vocali affogate in gola da un daiquiri e consonanti scivolate via nei
decollete di finte fate fantastiche fantasmi della loro vera identità.
Così spalanchi gl’occhi e ti accorgi di quanto un posto traboccante di
gente e musica, sia in realtà talmente vuoto e silenzioso da ritrovarti
solo, seduto al banco, con il tuo bicchiere di rum in mano ed i tuoi
rimorsi seduti affianco. INVIA QUESTA NOTIZIA AD UN AMICO 
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