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La mala educacion

Ancora su turismo sessuale infantile e pedofilia

Anno di pubblicazione: 2005 - di Alessio Mannucci - Ulteriori notizie su: ECPAT Italia

Nel mese di ottobre dello scorso anno (2004) a Brasilia, la polizia ha smantellato un'organizzazione che si occupava di turismo sessuale tra Europa e Brasile, con a capo un uomo d'affari tedesco. Il tutto avveniva tramite Internet, dove i clienti sceglievano le caratteristiche delle minorenni da incontrare, indicando età, altezza, colore, peso, per un tour sessuale nelle favelas brasiliane al costo totale di circa 3mila euro. L'organizzazone forniva teenagers anche per il florido mercato della prostituzione europea.

La polizia, che ha fatto irruzione nel quartier gnerale brasiliano a Fortaleza, ha arrestato tre tedeschi, quanttro turisti italiani e 5 impiegati brasiliani. Si stima che in Brasile almeno 500 mila bambini sono “merce” per pedofili e turisti sessuali, specie nel nord del paese dove le condizioni di povertà sono sempre più estreme. I collegamenti venuti fuori tra affaristi, polizia, autorità giudiziarie e religiose, mostrno una volta ancora di più come la corruzione sia totale dilagante in Brasile (e non solo). A farne le spese sono i bambini, offerti come merce umana dalle stesse madri che non hanno altro modo per sopravvivere.

Baby Market
La tratta degli esseri umani, compresa quella dei bambini, configura un «reato contro la persona e contro l'umanità». È un nuovo mercato criminale mondiale che consiste nel reclutamento, nell'illecito trasferimento e nella successiva introduzione, per fini di lucro, di una o più persone da uno Stato ad un altro o anche all'interno dello stesso Stato, ad opera di organizzazioni criminali transnazionali che agiscono d'accordo con organizzazioni criminali esistenti nei paesi di transito e di destinazione finale. E che per poter agire stabiliscono contatti anche con le istituzioni.

Al trasferimento segue lo «sfruttamento sessuale o sul lavoro» delle donne e dei bambini attraverso la violenza, l'inganno, il ricatto o l'abuso di potere o la concessione di somme di denaro per ottenere il consenso della persona che abbia autorità sui minori o sulle donne. Vittime di questo mercato sono diversi milioni di donne e bambini.

Private della loro dignità personale e della loro libertà di azione e di movimento, le vittime sono ridotte a merce in condizioni disumane di schiavitù, in forza della quale si crea un asservimento del trafficato verso l'organizzazione criminale, spesso a causa del debito contratto dal trafficato per il trasporto dal paese di origine a quello di destinazione. Ad oggi non si dispone di dati precisi ed univoci sul mercato nero dei minori destinati allo sfruttamento sessuale, poiché le stime eseguite dalle Organizzazioni non governative e dalle Nazioni Unite non offrono valori affidabili.

Il fenomeno è sicuramente globale e in vertiginosa crescita poiché sfrutta le potenzialità di Internet ed è strettamente collegato all'aumento della povertà e delle gravi condizioni di miseria in cui versa la maggiorparte della popolazione mondiale. Le Nazioni Unite hanno stimato, nel 2003, che il numero dei bambini trafficati ogni anno nel mondo si aggira intorno ad 1,2 milioni di individui. Un milione di bambini cioè entrano nel giro della prostituzione ogni anno.

Oltre l'80 per cento del traffico di esseri umani provenienti dall'Albania consiste in ragazze minorenni. Circa 200 mila bambini vengono trafficati ogni anno nell'Africa Occidentale e centrale (dati Unicef End Child Exploitation,sempre al 2003). Secondo l'Unicef circa un terzo del traffico globale di donne e bambini avviene all'interno dell'Asia sud-orientale. Le Organizzazioni non governative stimano in due milioni l'anno il numero dei bambini vittime del traffico per fini sessuali nel mondo intero.

Secondo il World Social Forum, ogni giorno 3000, tra donne e bambini al mondo, vengono coinvolte nel traffico. Il numero di minori trafficati è sempre più elevato. L'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) stima a 120 milioni il numero di bambini tra i 5 e i 14 anni costretti a forme di lavoro forzato e di sfruttamento sessuale; l'OIL denuncia sistemi di commercio di minori gestiti da organizzazioni criminali internazionali. Il traffico di bambini è preso in esame dal protocollo delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione della tratta delle donne e dei bambini, che integra la convenzione delle Nazioni stesse del 15 dicembre 2000 sulla criminalità organizzata stipulata a Palermo. Con tale protocollo ogni Stato si impegna a dare assistenza alle vittime della tratta, difendendole dalle minacce degli autori del traffico e provvedendo al loro recupero fisico, psicologico e sociale, con la collaborazione delle organizzazioni statali e non governative.

In particolare si invitano gli Stati a dare ai minori oggetti del turpe traffico alloggio adeguato, informazione sui diritti, assistenza medica, sociale e materiale, opportunità di impiego, educazione e formazione. Il protocollo stabilisce che il consenso dato dalla vittima della tratta ad ogni forma di sfruttamento non vale ad escludere il crimine in danno dei minori.

LA MALA EDUCACION
Il traffico di bambini è alimentato da diversi fattori: lo scopo di lucro dei trafficanti, la povertà delle famiglie, la fragilità dei bambini, la corruzione delle autorità, la mancanza di leggi adeguate, l'inerzia dei paesi dell'Europa e l'indifferenza della pubblica opinione e dei mass-media. Un fattore decisivo del traffico è la crescente domanda di sesso minorile da parte dell'enorme popolo di “consumatori” europei, tra cui, ricordiamolo, figurano molti stimati professionisti del mondo della finanza, della politica, delle istituzioni, della cultura e della società civile, e perfino di quella religiosa, che chiedono di fruire delle prestazioni sessuali di fanciulli sempre più giovani, offrendo in cambio denaro alle famiglie ed ai trafficanti.

E come l'aumento della domanda di droga provoca un aumento del traffico, così l'aumento vergognoso della richiesta di minori provoca l'incremento del traffico di minori. In esso sono coinvolti reclutatori, agenti corrotti, autisti di Tir, mafie di vario tipo e il popolo sempre più crescente dei pedofili. Il listino dei prezzi di questo turpe commercio segue le regole del mercato: 50 mila euro per un neonato maschio in buona salute, 30 mila euro per un fegato da trapiantare. Un miliardo e duecento milioni di euro è il giro di affari l'anno.

Secondo l'Unicef, il fenomeno dilaga nel cuore dell'Europa. Il teatro della vergogna è in una zona tra la Baviera, la Turingia, la Sassonia e la Repubblica Ceca. Migliaia di bambini vengono portati a prostituirsi in quell'area dall'intera Europa dell'Est per 24 ore su 24. I turpi pedofili vengono dalla Germania e dalla Repubblica Ceca. I bambini per rendere al meglio vengono indotti al consumo di alcool e di droghe pesanti, e spesso vengono ripresi in video mentre i clienti abusano sessualmente di loro. Nei casi peggiori, vengono prima torturati e poi uccisi.

Le conseguenze di queste esperienze ripugnanti sono suicidi, violenze, e le malattie veneree. Tutto questo si svolge con la complicità delle autorità locali corrotte, che per difendersi accusano i bambini di essere consenzienti, colpevoli di offrirsi per guadagnare soldi. Il consenso dei bambini dunque giustificherebbe questo orrendo commercio. I guadagni dei trafficanti sono investiti per finanziare il traffico di armi, di droga, di visti d'ingresso, la prostituzione e per pagare le famiglie dei bambini sfruttati.

Un'inchiesta dei giudici italiani ha provato un traffico di immagini di violenza sui bambini diffuse in tutto il mondo dalla mafia russa. Altra inchiesta della Direzione Nazione Antimafia riguarda bambini venduti non dichiarati alla nascita e scomparsi misteriosamente, probabilmente vittime di un traffico internazionale di organi. In tutti gli ordinamenti giuridici democratici vige il principio di legalità: nessuno può essere punito per un fatto che non sia previsto dalla legge come reato. “nullum crimen sine lege”, dicevano i romani. Il traffico di minori sfugge alla sanzione penale perché si svolge con modalità e con azioni che in molti Stati non sono previsti come delitti.

A livello regionale, nazionale e internazionale esistono numerose leggi e convenzioni che proteggono i diritti dei bambini. Tuttavia, esiste un divario tra il linguaggio energico delle convenzioni internazionali e la debolezza della loro applicazione nella realtà. In molti casi, i fatti di sfruttamento sono vietati dalla legge ma la debolezza del sistema di repressione lascia impuniti i responsabili. La conseguenza è l'impunità quasi assoluta dei trafficanti e dei pedofili. Con l'ulteriore conseguenza della ripetizione e della diffusione del fenomeno anche per l'indifferenza della pubblica opinione che è totalmente disinformata sull'argomento. Dato che i mass-media sono più propensi ad insabbiare gli scandali in cui siano coinvolti personalità di spicco. Il «consenso» dei bambini e quello delle loro famiglie diventa dunque un alibi salvifico per i trafficanti.

Ad esempio, la convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 - articolo 10 - e molte leggi nazionali considerano il consenso del fanciullo o dei genitori come una condizione che legittima il trasferimento del bambino da uno Stato all'altro. Si tratta evidentemente di un'aberrazione. Si dimentica che lo spostamento del bambino è il primo passo del traffico e che il consenso del bambino e quello delle famiglie povere è viziato dalla mancanza di maturità del fanciullo o dallo stato di necessità delle famiglie. Questa prassi agevola il traffico di minori da parte di trafficanti che riescono a «convincere» facilmente i bambini e a corrompere le famiglie povere.

Affidare a un bambino o alla sua famiglia il potere di decidere il trasferimento da uno Stato all'altro significa ignorare la realtà del traffico. Che si serve di tutti i mezzi, comprese le adozioni internazionali. Non è possibile consentire ad un bimbo di essere sfruttato. Un altro punto critico della legislazione in Europa riguarda la prostituzione minorile, la pornografia minorile e il turismo sessuale in danno di minori. Fenomeni sempre più diffusi in tutto il mondo e spesso impuniti nei paesi dell'Asia e dell'Africa, ma anche in Europa. La legge italiana prevede sanzioni molto severe contro gli italiani che commettono all'estero questi reati, anche quando tali reati non sono puniti all'estero. Ma in molti paesi questi fatti non sono puniti. E ricordiamo che la pornografia, ovvero il commercio di prodotti pornografici vietati ai minori, è legale in tutto il mondo, compresa l'Italia.

CYBER-MARKET
Su internet esiste un grande “baby-cibermarket” che commercia cassette porno in cui bambine e bambini vengono stuprati, torturati e uccisi. Tutto questo, nell'indifferenza generale. Si tratta di delitti gravissimi puniti in Italia dal codice penale (articolo 600 ter) che sanziona le esibizioni pornografiche di minori diffusi con qualsiasi mezzo, anche per via telematica. Norme analoghe mancano in altri paesi, dove il cibermarket viene permesso e protetto. È notizia recente, ad esempio (punto-informatico 27/10/04) di uno studio presentato dall'autorevole osservatorio dello “Yankee Group”, una società di “consulenza network”, che vorrebbe spingere verso l'accesso a contenuti a luci rosse accessibili attraverso i “fotofonini”, i telefoni cellulari che consentono di accedere a contenuti video.

Una esplosione che secondo lo Yankee Group porterà il mercato mondiale dei contenuti wireless per adulti a quota un miliardo di dollari entro il 2008, una cifra dieci volte superiore a quella di oggi. Già attualmente, in un mercato che stenta a decollare, si stima che metà dei contenuti a pagamento diffusi via cellulare siano appunto di natura porno. Secondo i “maniaci sessuali” dello Yankee Group, lo sviluppo di filtri ad hoc per i minori, come quelli attivati già da Vodafone UK, associato ad un sistema di tariffazione dedicato, potrà spingere moltissimi utenti mobili ad accedere col proprio telefonino a contenuti a luci rosse, e a pagare con lo stesso mezzo. In Europa la diffusione del “mobile porn” sarà altrettanto rapida e, anzi, le attuali modalità di fruizione dei fin qui poco utilizzati servizi Premium renderanno agli operatori la vita più semplice che altrove. Va detto che il porno è da sempre un traino per le nuove tecnologie.

Proprio dal mondo a luci rosse, infatti, sono venute negli anni le migliori soluzioni per la trasmissione di video su internet, e in quell'ambiente sono state sviluppate le tecnologie di compressione che hanno consentito agli industriali di settore di vedere crescere i propri fatturati anche in un'epoca in cui la banda larga era assai poco diffusa. Che ora i telefonini più evoluti costituiscano la nuova frontiera del porno, è del tutto naturale per la mentalità dei tecno-pornocrati e tutti i loro affiliati. Tutto questo non farà altro che facilitare e incrementare il “baby-cybermarket”.

Al momento, né la polizia né la giustizia sono efficaci nella repressione del traffico dei minori perché manca un coordinamento tra inquirenti di vari paesi e perché gli episodi di violenza sono tenuti nascosti (spesso perché gli inquirenti stessi sono coinvolti). Eppure, nonostante la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo stabilisce che il fanciullo, a causa della mancanza di maturità fisica ed intellettuale, necessita di una protezione legale appropriata, in molti processi di violenza sessuale i bambini sono privi di qualunque assistenza legale per l'assenza delle famiglie mentre gli autori dei delitti fruiscono di legali di grande livello. Questa situazione immorale favorisce il traffico.

TURISMO SESSUALE
Ogni anno oltre 250.000 pedofili si spostano dai paesi ricchi dell'Occidente e dell'Asia industrializzata verso l'Asia sudorientale, l'Africa, il Brasile, il Nord America, l'Australia e l'Europa a caccia di minorenni. L'offerta è ampia: nonostante la mancanza di dati statistici precisi, si ritiene che due milioni (qualcuno ne indica addirittura dieci) di ragazzi con meno di 16 anni popolino le strade e i bordelli di un mercato planetario. Sullo sfondo, la simbiosi tra la pedofilia e il crimine organizzato, che gode di un giro di affari dai 5 ai 7 miliardi di dollari l'anno.

“La differenza tra il pedofilo e il violentatore corrisponde a quella tra proporre e imporre” teorizzava nel 1996 William Andraghetti, 40 anni, operatore turistico bolognese e pedofilo dichiarato, “il pedofilo propone un rapporto a un minore, che può accettare o rifiutare, mentre il violentatore si prende comunque il piacere con la forza”. Cinque anni dopo, dal palco del Congresso di Stoccolma, una ragazzina filippina spiegò: “Qui nelle Filippine la situazione è tale che per sopravvivere occorre prostituirsi. E questi bambini ne hanno bisogno, perché le famiglie non possono mantenerli. Ecco perché vanno con i turisti”.

Poco prima Fili, vissuta fin da piccola per le strade di una cittadina brasiliana, aveva raccontato: “I clienti che hanno avuto rapporti sessuali con me mi hanno trattata tanto male che se avessi avuto una pistola li avrei uccisi. Una notte non riuscivo a dormire, sentivo gridare una ragazza, aveva 16 anni, stava vicino al mio bordello… A un certo punto la sentii gridare forte, come avessero colpito una parte molto sensibile del suo corpo… poi ci fu il silenzio, pensai che l'avessero colpita di nuovo. Al mattino dopo la ragazza morì” (da “L'Arcipelago della Vergogna” di Piero Monni).

A Bangkok, l'85% delle prostitute bambine ha segni evidenti di maltrattamenti, come bruciature di sigarette, fratture, tracce di lacerazione, inflitte sia dai tenutari sia dai clienti. Più dell’88%, tra gli 8 e i 16 anni, ha una malattia sessualmente trasmissibile. E l'incubo può anche cominciare a 6 anni. Non esiste alcun bambino che entri coscientemente o liberamente nel commercio della prostituzione. Per attirare quelli che vivono sulle strade al pedofilo basta un dollaro; per altri è sufficiente un regalo alla famiglia, un televisore, un ventilatore. Per il reclutamento nei bordelli, poi, vale qualsiasi espediente, anche avere una relazione amorosa con la vittima e quindi venderla. O comprare la bambina direttamente dalla famiglia.

A Bali agisce il racket australiano della pedofilia: ricorre anche a finte adozioni di bambini da famiglie poverissime, per poi sottoporli ad abusi sessuali. E un nutrito gruppo di australiani residenti nell'isola organizza tour incentrati sul sesso con i minori, al punto che Bali è stata identificata come rifugio sicuro per i pedofili con un numero crescente di “clienti”, indipendenti e organizzati, che visitano l'isola o vi si insediano con il solo fine di abusare di bambini.

A metà degli anni ’90, Luisa Eluf, segretaria nazionale dei diritti di cittadinanza del ministero Federale di Giustizia del Brasile, lanciò un’accusa: “Il Brasile è responsabile per la situazione allarmante della prostituzione infantile, perché vende sesso all'estero. L'immagine del paese viene commercializzata attraverso le agenzie di turismo internazionale; i turisti accorrono alla ricerca del sesso facile”. Non lontano da Brasilia c'era una casa specializzata nel commercio di imeni, che nella regione viene chiamato “sigillo”. La maggior parte delle prostitute reclutate erano bambine. Il motivo è elementare: a diciotto anni una prostituta è finita, consumata dalle malattie.

Maria Luíza Pinheiro, psicologa del Centro Brasiliano per l'Infanzia e l'Adolescenza, ha riferito di una battuta comune tra gli estimatori di bambine: “Ha passato i 15 chili, è pronta”. Le cronache di quel tempo ci rimandarono anche l'orrore di “Casa di Dalva”, un edificio di circa duecento metri quadrati a 10 km da Imperatrizin, cittadina non lontano da Brasilia. In quella casa si tenevano aste di bambine vergini. Venivano organizzate da Maria Dalva Bandeira, una ex professoressa. Quando arrivava una bambina “sigillata”, veniva fatto un annuncio in città: chi pagava di più comprava il diritto di essere il primo. Gli uomini si accalcavano nella sala, Dalva presentava la bambina ben vestita, truccata e con i capelli ben pettinati. A quel punto cominciavano le offerte. L'attività continuò fiorente fino al giorno in cui accadde che la vergine era la figlia di un sergente riformato della Polizia Militare. Infuriato, pretese un'azione immediata della polizia.

Secondo l'ecpat (End Child Prostitution, Pornography And Trafficking), rete internazionale di organizzazioni che operano per eliminare la prostituzione e la pornografia infantili e il traffico di minori a scopo sessuale, le origini della prostituzione minorile legata al turismo sono da ricercare nelle licenze-premio concesse ai soldati americani in Thailandia durante la guerra del Vietnam, e nella loro permanenza nelle basi USA nelle Filippine. Alla fine del conflitto vi fu un improvviso arresto del flusso di turisti-clienti e questi paesi si organizzarono per aumentare il turismo “civile”, ma la presenza di così tante prostitute, di qualsiasi età e sesso, disoccupate (circa 500.000 nella sola Thailandia) fu determinante. Seguirono poi altri paesi come l'Indonesia, lo Sri Lanka, il Pakistan, l'India, la Cina, il Nepal e più recentemente il Brasile, Cuba, Santo Domingo, la Polinesia e altri paesi caraibici.

Partendo dagli anni 70 e 80, i pedofili stranieri iniziarono a considerare questi paesi come il “paradiso” che avevano sempre cercato. Comunità di pedofili organizzarono piccoli centri tranquilli e riservati sparsi nei vari paesi in cui gruppi di turisti potevano dedicarsi in tutta riservatezza alle loro attività, spesso con la complicità e la protezione delle autorità locali. Persone che durante l'anno sono perfettamente inserite in un contesto sociale ordinario e che cercano la trasgressione al di fuori dei confini nazionali durante il periodo di vacanza. Si comportano in questo modo primi fra tutti i tedeschi, seguono gli italiani, quindi i francesi.

A conferma di come queste depravazioni stiano allargandosi a macchia d'olio sull'intero tessuto sociale, colpendo anche quelle istituzioni preposte a proteggerci proprio da tali fenomeni, come la scuola e la religione, esemplare è il caso scoppiato in Italia a Brescia, che vede coinvolte una scuola materna e due maestre d'asilo, di 52 e 50 anni, accusate di pedofilia, in particlare di aver agito da intermediarie tra uomini governati da istinti inconfessabili e i bambini che loro avevano in custodia.

Sono stati i bambini stessi a raccontarlo. Prima ai genitori, poi ai magistrati sotto il controllo costante degli psicologi. Nell'inchiesta sono indagate altre dieci persone per le quali non è stato ancora decisa l'archiviazione o il rinvio a giudizio: altre quattro maestre, tre bidelli e tre sacerdoti.

Amen.

Le maestre avrebbero usato la loro autorità su bambini piccolissimi, dai 3 ai 5 anni, per portarli in alcuni locali con la scusa di farli divertire a feste mascherate. E lì i piccoli avrebbero subito violenze ripetute e continuate da parte di adulti. E sarebbe solo la punta di un iceberg che comprende una grande rete criminale pedofila che ha un nodo a Brescia. Le due insegnanti, attualmente sotto processo, a quant pare sono coinvolte anche in un caso analogo accaduto nella scuola dove lavoravano precedentemente.

Recidive, per di più.

Il caso è balzato agli onori della cronaca quando il 13 luglio scorso due dei parroci coinvolti hanno ricevuto l'avviso di garanzia. “Non voglio essere ricordato come un prete pedofilo, perché non lo sono”, diceva il parroco di San Faustino invocando “una giustizia con le lettere maiuscole che a Brescia spero sia ancora di casa”. La curia si è espressa ufficialmente una volta sola ma in modo preciso e inequivocabile. Il vescovo, monsignor Sanguineti, ha respinto la richiesta di dimissioni dei tre sacerdoti e di altri che avevano fatto la stessa cosa per solidarietà verso gli indagati. Si incoraggia “l'accertamento della verità”, ma nella sostanza la Chiesa difende i suoi preti. “Pur nella massima comprensione per la grande sofferenza che affligge queste persone (le famiglie e i bambini ndr) il vescovo desidera comunicare alla vostra comunità parrocchiale la sua personale certezza morale relativamente all'innocenza dei suoi sacerdoti e pertanto li riconferma nel loro incarico, accompagnandoli con la sua paterna vicinanza”.

Che faccia tosta. Come se la pedofilia all'interno della curia fosse una scoperta recente. Il Papa in persona, dopo le circa duemila denunce che la Chiesa si è beccata negli ultimi dieci anni per abusi sessuali su minori da parte di ecclesiasticii, ha fatto un appello pubblico contro le “peggiori manifestazioni” del maligno annidate all'interno della Chiesa stessa. “Perché ecco viene il giorno ardente come il forno e li brucerà; e tutti i superbi e gli operatori d'iniquità saranno come paglia e quel giorno venendo li incendierà, dice il Signore onnipotente, e non rimarrà di loro né radice né tralcio…”

Che giustizia sia fatta.

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