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Guerra: Web contro Tv

Gioie e dolori dei vecchi media per capire che di creativo ce n'è uno solo: il Web

Anno di pubblicazione: 2006 - di Lorenzo Lo Vecchio tratto da www.pagineinrete.it

 

Ogni volta che nasce un nuovo media c’è chi profetizza la morte dei sistemi di comunicazione precedenti. Lo è stato per la radio, che avrebbe dovuto uccidere la carta stampata; per la televisione, che avrebbe dovuto uccidere la radio; per il web che avrebbe dovuto uccidere la tv. E, invece, un vero e proprio scontro non c’è mai stato, semmai un incontro per collaborare insieme. Queste pagine, un po’ controcorrente, vogliono lanciare un guanto di sfida: che i navigatori di internet si coalizzino per tenere i televisori spenti. Per riaccenderli c’è sempre tempo.

A metà degli Anni 50 ero proprio piccolino. Non mi sono mai posto il problema se un giorno mi sarebbe stato tolto il beneficio di quella bella radio di legno a valvole, molto grossa, in cui leggevo sul frontespizio le capitali d’Europa e alla quale stavo incollato per ascoltare le canzoni di Sanremo e Ascolta si fa Sera. Sono passati ormai cinquant’anni e, se accendo la radio, posso ancora oggi ascoltare i motivetti del festival e la predica di qualche frate. Non sono cambiati nemmeno i titoli della trasmissione.

Eppure, in tutti questi anni ci sono state Cassandre che hanno profetizzato la morte della radio annientata dalla televisione, la morte della carta stampata annientata dalle radio private e la morte di tutte queste cose insieme, annientate da Internet. Niente di tutto ciò. Come giornalista dovrei tirare un sospiro di sollievo, perché adesso i mezzi per esprimere una opinione sono davvero tanti, forse più dei giornalisti stessi. Quelli veri rimasti, intendo. E invece mi pervade un senso di rabbia e di sconcerto, perché in fondo una piccola, grande battaglia è stata persa: la sconfitta della televisione.


COME SPOSARE UNA VEDOVA CON FIGLI

Lasciatemi giocare un po’ con le parole: la televisione è stata sconfitta proprio perché continua a vivere. Questa televisione, almeno, che non si riprenderà mai più finché abiteremo, come spero a lungo, in uno stato democratico o finché non decideremo tutti insieme di dichiararle guerra senza confini.

Andiamo per gradi. Cerchiamo prima di tutto di capire perché questa televisione continui a vivere, anzi a sopravvivere a se stessa. La televisione è un mezzo di grande comodità: basta pigiare un tasto e magicamente si accende, tutta colorata, al volume che vogliamo noi (non sempre, ma poi vedremo). Se non mi va di qua, giro il canale di là, e se non mi va neanche di là aspetto che finisca la pubblicità. Poi, se non mi sono ancora addormentato, scelgo. E, se malauguratamente mi assopisco prima della pubblicità, ci pensa lei a svegliarmi: il volume si alza improvvisamente quasi a dirmi “fammi largo anche a casa tua”.

La televisione non fa pensare. Dopo una giornata di travagli, ci mancherebbe anche questo. I telegiornali commentano le notizie, i giornalisti scandiscono le parole al microfono enfatizzando con movimenti delle spalle, torsioni del collo e, se in piedi, con qualche saltello. Nel caso non capissi o non fossi sufficientemente attento. A volte sono perfino spiritosi. E, quando non lo sono, capisco che la cosa è lo stesso esilarante perché la televisione batte il tempo anche di quando devi ridere. Bellissimo: come sposare una vedova con figli, per non fare la fatica di doverli concepire. Ventisette anni fa nacque mio figlio. Era il tempo in cui i bambini si lanciavano dal balcone, convinti di potere volare con Actarus. Mi preoccupai un po’ e scrissi a Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio, richiamandolo alla sua cultura socialista, per la quale ritenevo si dovesse vegliare un po’ di più sulla formazione dei giovani. Purtroppo aveva altre cose cui pensare. Oggi le nostre città e le nostre campagne, soprattutto al nord, sono popolate da bande di “bravi”, emuli degli eroi proposti da Quentin Tarantino, personaggi cinematografici di cui sono piene le multisala, anche sotto forma di trailer laddove vengono proiettate fiabe per bambini. E’ bene prepararsi il mercato per quando saranno più grandicelli.


IL SESSO DI CECCHI PAONE

Mi ricordo che quando ascoltavo quella radio a valvole ero anche animato dal piacere di riflettere su ciò che dicevano i “grandi”. Ormai ragazzo, aspettavo con desiderio la domenica, perché con mio nonno potevo parlare di società e politica. Dicevo la mia, poi attendevo il suo giudizio, le sue correzioni. Oggi si parla e basta, ascoltare mai. E’ lo sgarbismo penetrato dalla televisione nelle case, e prima ancora in tutti i programmi televisivi di maggior successo. Ecco perché ho detto che la sconfitta della televisione è determinata dal fatto che sia sopravvissuta a se stessa.

In televisione o si urla o si piange. Nei programmi di maggior successo si fanno le due cose insieme. Come si potrebbe spiegare diversamente il successo ventennale di Biscardi? E dei battibecchi tra politici, cosa dovremmo dire? La sinistra accusa la destra perché è ladra. La destra accusa la sinistra perché porta sfiga. E mentre la gente cerca di scovare qualche contenuto da analizzare, bussa alla porta l’ufficiale giudiziario. Accidenti, mi avevano detto che potevo pagare con comode rate dal 2006, ma è possibile che sia arrivato così presto? E così accade che se ti compri un divano oggi, ti portino via tutta la casa domani, divano compreso.

Certo la televisione non ha di questi problemi. L’importante è discutere su come faccia sesso Cecchi Paone, che finalmente si dichiara gay in tv, dopo essersi bene assicurato che la lobby dell’altra sponda sia diventata sufficientemente forte da essere considerata la sponda di qua. Per non ricevere smentite, prego seguire attentamente i programmi di Maurizio Costanzo, uomo di splendido passato culturale ma di presente assai dubbio.

Così, per non sentirci costretti a seguire i consigli o le esternazioni di Sandro Mayer e di Platinette, giriamo sul sorriso schizzato di Simona Ventura. Ecco perché su Rai Uno è ancora Pippo Baudo a farla da padrone. Non abbiamo alternativa: pagate le rate del divano, abbiamo disdetto Sky. Peccato, avremmo potuto goderci una bella partita di calcio. E’ uno spettacolo grandioso ed emozionante. Ogni volta che uno di quelli tocca la palla sono migliaia di euro che volano, forse è per questo che spesso battono la fiacca. Così il satellite costa meno, meglio non esagerare. Gli euro che volano sono stati già ben distribuiti: nel detersivo che ho comprato ieri (aumento del 7%), nelle scarpe che ho messo in palestra (+4%), nella macchina che devo ancora cominciare a pagare (+11%).


TUTTI PAGANO E INCASSA UNO SOLO

E’ così, perché una volta i calciatori venivano pagati dalle società, che guadagnavano dalla vendita dei biglietti dello stadio. Adesso allo stadio non ci va più nessuno (peraltro se ci vai ti trattano malissimo), per cui i calciatori continuano ad essere pagati dalle società, che però guadagnano dagli sponsor. Indovinate chi paga gli sponsor? Anche quelli a cui del calcio interessa proprio un bel niente. E’ il concetto della economia globale: tutti pagano e incassa uno solo.

E’ tipico degli insegnamenti che arrivano dalla tv. La sincerità, innanzi tutto. I reality esistono per questo: tutti microfonati per essere spontanei al massimo. Forse, forse non sanno neppure essere ripresi da una telecamera. Possibile? Gente vera nei reality. Gente che ha alle spalle una vita di sacrifici e di successi: Daniele Interrante, Antonella Elia, contessine e principetti. Non come in quei programmi dove la gente si confessa, piange, inveisce e poi vai a scoprire che si tratta di comparse. Ricci e il suo “Striscia” sono maestri in questo, nello scoprire quei poveracci (Vanna Marchi è una delle poche eccezioni) che tentano scompostamente di fare a gomitate con la vita. Mi piacerebbe molto che Ricci e il suo team si occupassero prevalentemente di quelli che rubano i miliardi, di quelli che falliscono con lo yacht in porto, di quelli che lo yacht in porto ce l’hanno senza essere mai falliti per il semplice motivo che risultano disoccupati, di quelli che vanno in pensione a 50 anni perché hanno lavorato tre anni in parlamento. Volete che allunghi l’elenco? Ma la televisione non ha di questi problemi, alla televisione basta fare spettacolo, sbigottire la gente e, ovviamente, lo scoop diventa molto più agevole se devo rovinare il titolare di un’autoscuola di provincia, che rilascia patenti facili, e molto più scomodo se devo entrare con una microspia nei caveaux segreti di una banca. Sono gli scheletri che i diversi soggetti nascondono nei loro armadi che hanno uno spessore diverso, non si tratta di problemi tecnici.

Servilismo verso il potere ed arroganza verso chi non conta nulla, questa è la ricetta perfetta per non capitolare mai, la tv lo insegna benissimo. Se ti schieri, quando cambia il governo sei fregato. La qual cosa vuol dire che la televisione è zeppa di gente schierata, perché se così non fosse quella gente lì non sarebbe in televisione.

E, allora, questa sera quando torno a casa accendo il mio computer e mi metto a navigare un po’ su Internet.


COME DICE VECCHIONI DI QUESTO HAN VOGLIA

La televisione è scientifica: ci sono i sondaggi e c’è l’auditel. In tempo reale sanno quanta gente sta guardando la Rai, quanti Mediaset, quanti La7 e quanti le televisioni locali. Fra tutti questi che guardano la televisione, non ne conosco uno solo che sia stato interpellato per sapere che cosa stesse guardando. Però ogni giorno discutiamo sui dati di questo o quel sondaggio effettuato in tempo reale.

Così scopriamo le delusione di chi si è comperato la morte in diretta di un allenatore di calcio, con la previsione che quei momenti drammatici avrebbero raggiunto una audence di tre milioni di telespettatori, mentre i milioni di gente sollecitati dal prudore di guardare erano soltanto due. Chissà quanto avranno strillato i capi struttura. Dice l’amico fraterno Roberto Vecchioni, in Luci a San Siro: “Parli di sesso e di prostituzione, di questo han voglia se lei non l’ha capito già”. Così impera il sesso, a suon di tette rifatte in bella mostra. Quello che non capisco è perché con tutto questo scosciamento mi si tacci di essere demodé perché mi dichiaro ancora convinto della mia eterosessualità. “Di questo han voglia…”, ecco il risvolto della medaglia. I veri colpevoli di una televisione da spegnere siamo noi, perché loro ci danno solo quello che noi vogliamo. La morte del professor Scoglio è stata una manna dal cielo, così abbiamo potuto assistere ad uno spettacolo veramente degno delle nostre aspettative. E a chi ha obiettato che il fatto di mandare la morte in diretta sia stata una scelta di cattivo gusto, è stato risposto che anche l’assassinio del presidente Kennedy è stato trasmesso da tutte le televisoni del mondo. Avete capito?

E, allora, questa sera quando torno a casa accendo il mio computer e mi metto a navigare un po’ su Internet.

Ricordo che mia nonna, deceduta negli Anni 80 alla veneranda età di 93 anni, quando voleva affermare una sua convinzione, si faceva scudo dicendo: “L’ha detto la televisione”. Come dire: c’è scritto sulla Bibbia. Ebbene, nell’arco degli anni le cose non sono cambiate di molto. Benchè la notizia arrivi per voce del Gabibbo, “l’ha detto la televisione”.

Questo è il vero rimpianto, perché la televisione non ha saputo utilizzare la sua immensa forza per migliorare la società, per educare il telespettatore. Ha altresì usato la sua forza per peggiorare gli aspetti più deteriori del consumismo e per creare una classe di opinionisti di infimo livello. Certe trasmissioni, oggi, sono un vero e proprio attacco alla cultura, all’intelligenza e alla buona educazione. Guardo un po’ nel mio mondo, quello del giornalismo, ove conosco e sono amico di colleghi davvero bravi che dirigono importanti testate o che lavorano più oscuramente in redazione. Quelli di cui sto parlando appartengono tutti alla carta stampata, dove ancora il giornalismo è una professione che risente dell’insegnamento di antichi “padri” e, al contrario, non è stimolata da echi dello spettacolo.


TELECAMERA DUE VOLTE VIGLIACCA

Ricordo che, quando lavoravo alla Rusconi Editore, mi occupai per qualche mese del delitto Bozano. C’era un personaggio che a mio modo di vedere poteva essere molto interessante, sia ai fini processuali, sia per conoscere meglio che tipo di ragazza fosse in realtà Milena Sutter, la giovane trovata in fondo al mare avvinghiata da una cintura da sub.

Era molto difficile ottenere informazioni in tal senso, perché la famiglia Sutter, ricca e potente, aveva eretto barriere molto efficaci. Dicisi, allora, di mettermi sulle tracce di questo personaggio, che si chiamava (si chiama ancora) Isabelle e che dopo il delitto, soprannominato del “biondino della spider rossa” (intendendo con questo Lorenzo Bozano) aveva improvvisamente lasciato l’Italia per trasferirsi all’estero, destinazione sconosciuta. Tutte le ricerche, anche da parte dei magistrati, inducevano a pensare che la ragazza fosse finita in una paese asiatico e, quindi, praticamente irreperibile. Contro le convinzioni del mio stesso Direttore, io avevo intuito che la famiglia di Isabelle, allora minorenne, fosse semplicemente tornata al suo paese di origine, il Belgio. Andai alla cieca a Bruxelles, la trovai, mi feci ricevere su appuntamento e la intervistai documentando l’incontro con tanto di fotografie. Il servizio provocò che Isabelle venisse poi convocata dai magistrati italiani, che la invitarono a testimoniare al processo.

Racconto questo evento per dire che tale è il giornalismo che rispetto, certamente fatto anche di stratagemmi per ottenere lo scoop, ma inquadrato in una deontologia professionale che spesso stento a riconoscere nella televisione. Ci sono giornalisti che mi sembrano più dei disc-jockey per la sensibilità con la quale si muovono nel condurre le loro inchieste.

Ormai in Italia abbiamo accettato che chiunque possa presentarsi a casa nostra o nel nostro ufficio con una telecamera nascosta, carpire i nostri segreti, le nostre confidenze, per poi gettarti in piazza, rovinandoti vita, famiglia, reputazione e lavoro. Per me è una forma di vigliaccheria doppia: è vigliaccheria perché nascondi il tuo strumento di indagine, la telecamera, ed il fine per il quale ti presenti a parlare con qualcuno; è vigliaccheria doppia perché, una volta che ti sei rivelato, usi la telecamera come strumento documentale di ogni possibile reazione del malcapitato, sia esso un personaggio pubblico o un anonimo qualsiasi. Tu sei armato, lui no. Ecco, quindi, una ulteriore alterazione del costume per il tramite della televisione: dalla candid camera, usata negli Anni 70 come strumento di divertimento un po’ burlone, alla candid camera (per nulla candida) usata per “annientare” chi ti sta di fronte.

Chi torna indietro? O meglio, chi vuole andare avanti cambiando strada? Possiamo immaginare qualche figura cui affidare questo compito, ma viene molto difficile pensare che, pur avendone le capacità, abbia voglia di farlo. Escluderei dunque a priori i Costanzo (quanta responsabilità sulle sue spalle!), i Bongiorno (con la moglie Daniela si parlava di iniziare un progetto del genere, poi non se ne è saputo più niente), i Baudo (è il miglior professionista televisivo, ma si guarderà bene dal pestare i piedi a qualcuno). Poi chi c’è all’orizzonte? Mammuccari? Amadeus? Oppure Platinette? Impossibile. Forse potrebbe farlo qualche uomo politico, purchè si pensi che alla politica stia veramente a cuore il benessere morale del Paese.


ANCHE VIERI COSTERA’ MENO

Allora proviamo a lanciare una sfida: io questa sera quando torno a casa accendo il mio computer e mi metto a navigare un po’ su Internet. La guerra dei media, quella che non c’è mai stata, me la faccio da solo. E, se come me, comincia a cambiare costume anche la generazione più attiva, i giovani o tutti quelli che non ne possono più di subire un Bonolis strapagato per fare le stesse cose che fa anche Pupo, una singola scaramuccia diventa final-attack. Un attacco cruento perché deve fare piazza pulita soprattutto ai vertici, cancellando in primis la parola audience dalla testa dei pubblicitari. Peraltro Internet è bellissimo, perché mi consente di scegliere, di trovarmi di fronte a fantastiche sorprese, di imparare a conoscere metodi e costumi, di essere in prima persona il protagonista della mia serata. Con Internet interagisco, ogni giorno posso affrontare una esperienza nuova, posso creare io stesso le “trasmissioni” che gli altri ribelli della tv andranno a scegliere.

Il blog di Beppe Grillo ne è una dimostrazione, con l’aggiunta che come lui posso essere anch’io, se ne ho le capacità e la consistenza, senza bisogno di fare anticamera con alcuno, affinchè mi firmi una contratto o una scrittura stagionale. Ed in più non pago il canone ma solo il collegamento ADSL, che mi fa anche da telefono. Con Internet posso passare le mie serate al telefono a costo zero, conversando in tutto il mondo con il solo collegamento gratuito a Skype. Con Internet scarico programmi free, conosco persone nuove capaci di arricchirmi certamente molto di più di Buona Domenica o di C’è Posta per Te. E mi fa un grande piacere immaginare che così facendo ridurrò drasticamente il costo del detersivo e lo stipendio di Bobo Vieri.

Un problemino: da Internet posso scaricare anche qualche file infetto da virus e chissà mai, fantasticando un po’, che non sia proprio la televisione, un giorno, a tentare di vincere così questa guerra. Rovescio della medaglia: contro il virus del web posso armarmi di qualche programmino che lo tenga fuori dal mio hard-disk, mentre contro le infezioni televisive non ho programmi a mia tutela. Devo solo tenerla spenta. Proviamoci per un po’.

 

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