|
Il volto silenzioso
Teorie, smentite e contraddizioni intorno ad una questione
irrisolta
Anno di pubblicazione: 2000 - Articolo tratto da
©
NEXUS NEW TIME edizione italiana n°16
e Il Giornale dei Misteri n°269
Nessuna responsabilità è
da attribuirsi a "Dentro la Notizia" per la
veridicità dei testi prelevati da Internet o l'operato dei soggetti indicati.
Alla fine di agosto 1993 i mass media annunciarono con
grande risalto che la sonda spaziale americana Mars
, giunta proprio in quei giorni nei
pressi di Marte, aveva improvvisamente e inspiegabilmente
interrotto i contatti con la propria base sulla Terra
(Pasadena, California). Ogni tentativo di ripristinare la
comunicazione si era rivelato inutile; la sonda doveva
considerarsi definitivamente perduta. Mars era
costato 980 milioni di dollari (circa 1600 miliardi di lire)
ed avrebbe dovuto mappare la superficie marziana, grazie ad
apparecchiature sofisticate, capaci di rilevare fino ad un
metro e mezzo di grandezza. Tutto ciò in preparazione dello
sbarco umano sul pianeta previsto entro il 2020.
Gli esperti della NASA
dichiararono di non capacitarsi della improvvisa interruzione
di contatto. Qualcuno parlò di guasto di un transistor di
bordo, altri di esplosione, altri ancora di collisione con un
corpo siderale (meteorite).
Ma il fatto che fece più scalpore fu la presa di
posizione di alcuni autorevoli studiosi di Marte quali per
esempio: Mark Carlotto (specialista in elaborazioni
fotografiche), Tom Van Flandem (astronomo della Yale
University), David Webb ( membro della commissione spaziale
presidenziale), Richard Hoagland (Direttore del Mars Mission,
associazione di scienziati indipendenti).
Questi ed altri studiosi accusarono pubblicamente la NASA
di aver sabotato la missione di proposito, o di far finta che
la missione fosse finita, allo scopo di nascondere al grande
pubblico quello che la sonda avrebbe potuto rilevare sulla
superficie del pianeta rosso.
I segni e delle vestigia di un'antica civiltà marziana,
già individuati nel 1976 dalle sonde Viking, e cioè
un'enorme faccia o sfinge scolpita nella
roccia, ed alcune piramidi. Nonostante la NASA avesse
a suo tempo liquidato quei reperti come banali giochi di
luci e ombra, i predetti studiosi erano invece arrivati
alla conclusione, sulla base di accurate analisi e simulazioni
computerizzate, che i reperti stessi non fossero di origine
naturale, bensì artificiale.
Se l' avesse confermato ciò che da anni
sosteniamo - ha detto Mark Carlotto - e cioè che si tratta di
monumenti artificiali, la reazione dell'opinione pubblica
avrebbe potuto risultare imprevedibile. Ed è proprio questo
che teme la NASA.
Quando la sonda Viking1 sorvolò in lungo e in largo il
pianeta rosso nel 1976, riprese l'immagine di una roccia che
raffigurava un volto umano visto frontalmente. Tale misura 2.5
km di lunghezza, 2 km di larghezza ed è alta 400 metri. La
foto venne scattata il 25 Luglio 1976 nella regione di Cydonia
Mensae, nella parte settentrionale di Marte.
La NASA rivelò l'immagine definendola una "insolita
struttura a forma di faccia" e dichiarò di ritenerla
frutto di un'illusione ottica. Tuttavia, i primi esami
computerizzati dell'immagine, effettuati nel 1980, permisero
di evidenziare la probabile struttura dell'orbita relativa
all'occhio visibile oltre alla presenza della pupilla, della
linea dei capelli, del mento nonché dello zigomo
destro.
Di fronte all'incalzare degli eventi la NASA pensò di
contrattaccare e fu lo stesso direttore della missione Viking,
il dottor Gerald Soffen, che ebbe a dichiarare come il
successivo passaggio al di sopra di Cydonia, avvenuto
"poche ore dopo non aveva rivelato nulla". Pertanto
la faccia era una illusione.
Alcuni ricercatori, fra cui gli italoamericani Vincent Di
Pietro e Gregor Molenaar, controllarono quelle gravi
asserzioni appurando che l'area in questione era stata
sorvolata per la seconda volta dallo stesso Viking non poche
ore, bensì trentacinque giorni dopo il primo passaggio.
Si era dunque in presenza di una seconda fotografia, nella
quale si ripresentava l'immagine della stessa faccia con gli
stessi particolari. Risultavano presenti anche tutte le
strutture di contorno, prime fra le quali le maestose
piramidi. La più alta di queste raggiungeva i 1600 metri.
L'esistenza di due fotografie rendeva ora difficile l'opera
demolitrice della NASA. Tra l'altro, l'esistenza di due
immagini, riferite allo stesso oggetto, ripreso sotto
differenti condizioni di luce, dava la possibilità di
realizzare un modello tridimensionale computerizzato.
Inizialmente gli esperimenti vennero condotti dal dottor
Mark Carlotto, di origine veneta, il quale dichiarò che
l'oggettività delle immagini in questione risultava
confermata "in modo scientificamente ineccepibile da una
rigorosa analisi computerizzata". Nonostante l'inutile
tentativo di negare l'attendibilità delle riprese
fotografiche, la NASA rilanciò la stessa tesi in occasione
del fallimento della missione Mars del 1993,
mostrando due foto della stessa area nella seconda delle quali
l'immagine in causa non era più visibile.
Quanto esposto fin qui ci consente di ricavare i seguenti
dati di fatto:
a) Dall'epoca dei Viking in poi, vale a dire dal 1976, tutte
le missioni per Marte sono fallite.
b) I fallimenti sono stati ufficialmente imputati a guasti,
errori umani o collisioni con meteoriti.
c) Dopo i Viking, la NASA ha atteso ben 16 anni prima di
inviare una nuova sonda.
d) Su alcune foto del 1976 compaiono oggetti strani, quali una
roccia dall'aspetto umano e delle piramidi.
e) Non risulta che la NASA abbia compiuto studi e analisi di
queste foto.
f) Alcuni scienziati indipendenti hanno analizzato tali foto,
concludendo che potrebbero essere artificiali.
g) La sonda sovietica Phobos 2, prima di perdere i contatti
con la Terra nel 1989, ha trasmesso immagini di un'ombra
ellittica regolare e netta, proiettata sullo sfondo marziano.
h) Dapprima inspiegabile, tale ombra è stata ufficialmente
spiegata come un difetto della telecamera.
INVIA QUESTA NOTIZIA AD UN AMICO 
|