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Insomma... è davvero un bel minestrone,
ma la cosa che più spaventa è questa: gli studi sugli
effetti a medio-lungo termine dell'adozione di simili
tecnologie sono gestiti dalle multinazionali, che ovviamente
tirano l'acqua al proprio mulino e si limitano a considerare
egoisticamente solo la punta del proprio naso.
Ciò che accadrà nell'avvenire non credo
che interessi a chi vive esclusivamente per fare soldi ed
acquisire potere, lo sa solo Dio. A mio avviso siamo di fronte
alla minaccia di effetti assolutamente non prevedibili e,
quindi, non gestibili, tant'è che c'è già chi ha creato
delle banche del seme perché, per chi non lo sapesse, quasi
tutte le sementi oggi disponibili nei negozi sono già state
da tempo modificate per generare creature sterili.
Perché? Ma perché così, l'anno venturo, si tornerà a
sborsare soldini per poter avere un raccolto!
I metodi attuali di ricombinazione del DNA
sono più o meno tutti in grado di introdurre dei cambiamenti
indesiderati nella funzione e nella struttura dell'organismo
che produce l'alimento.
Così scrive NEXUS NEW TIME
nel numero 11 dell'edizione italiana:
"Inserire un gene ricombinato nel DNA
di un organismo produttore di alimento disturba la sequenza
naturale dell'informazione genetica all'interno del DNA. Così
tale processo crea delle mutazioni casuali all'organismo, che
gli ingegneri non possono prevedere.
Un problema è che un gene progettato possa venir inserito nel
DNA molto vicino ad un gene importante dell'organismo,
alterando in questo modo l'espressione di questo gene. Ad
esempio, potrebbe spingere l'organismo produttore a produrre
dieci volte di più o dieci volte di meno di una determinata
proteina. Questa può causare moltissimi problemi. Una
proteina che non è tossica o allergenica a livelli normali,
potrebbe diventare tossica a livelli dieci volte superiori.
I sostenitori delle biotecnologie sostengono che il rischio
associato con gli alimenti transgenici è molto piccolo.
Comunque, non vi è evidenza scientifica che sia così.
Dato che gli alimenti manipolati che contengono allergeni
manterrebbero in molti casi l'aspetto dei loro simili
non-allergenici naturali, essi comportano un serio rischio per
il consumatore. Non saranno più in grado di evitare quegli
alimenti perché non sono più in grado di distinguerli da
quelli naturali corrispondenti."
Madre Natura è per l'Uomo tuttora un
mistero e, sinceramente, non me la sentirei di scherzarci
tanto. E' come se fossimo dei bambini che giocano ignari
intorno ad un vecchio, imbecille ed egoista, che traffica con
una bomba a mano della quale "crede" di conoscere il
funzionamento.
Tratto da Il Secolo
Biotech di Jeremy Rifkin Edizioni Baldini & Castoldi
1998
Un ristretto numero di aziende
multinazionali, di istituzioni di ricerca e di governi
potrebbe riuscire a ottenere il brevetto di tutti i 100.000
geni che compongono il corredo genetico della razza umana, e
di tutte le cellule, gli organi e i tessuti che formano il
corpo umano. Le stesse organizzazioni potrebbero ottenere
brevetti analoghi per decine di migliaia di microrganismi,
piante e animali, fatto che consentirebbe loro di conquistare
un potere senza precedenti nella storia: dettare i termini
secondo i quali noi e le nostre generazioni future condurremo
le nostre vite.
Decine di migliaia di nuovi batteri, virus, piante e animali
transgenici potrebbero essere immessi negli ecosistemi della
Terra per scopi commerciali che vanno dal "rimedio
biologico" alla produzione di combustibili alternativi.
Alcune di queste innovazioni, tuttavia, potrebbero distruggere
la biosfera del pianeta, diffondendo nel mondo un inquinamento
genetico assai pericoloso e con effetti, a volte, addirittura
mortali. Gli usi militari delle nuove tecnologie potrebbero
avere gli stessi effetti devastanti sulla Terra e sui suoi
abitanti. La possibilità di una guerra biologica basata
sull'ingegneria genetica potrebbe rappresentare, nel prossimo
secolo, una minaccia per la sicurezza globale non meno seria
di quella rappresentata dalle armi nucleari di oggi.
La clonazione di animali e di esseri umani potrebbe diventare
una prassi corrente, e la "replicazione", per la
prima volta nella storia, potrebbe rimpiazzare parzialmente la
"riproduzione". Cloni di animali prodotti
geneticamente e in massa potrebbero fungere da industrie
chimiche nel cui sangue e nel cui latte sintetizzare grandi
quantità di prodotti chimici e di farmaci a basso prezzo.
Potremmo inoltre assistere alla creazione di una serie di
nuovi animali chimerici, compresi ibridi uomo/animale. Per
esempio l'uomo/scimmia, metà uomo e metà scimmia, potrebbe
diventare una realtà. Gli ibridi uomo/animale potrebbero
essere largamente usati come soggetti sperimentali nella
ricerca medica e come "donatori di organi" per i
trapianti esogeni (xenotrapianti). La creazione artificiale e
la diffusione degli animali clonati, chimerici e transgenici
potrebbero significare la fine del "mondo naturale"
e la sua sostituzione con un mondo "bioindustriale".
Alcuni genitori potrebbero scegliere di concepire i figli in
provetta e di crescerli in uteri artificiali esterni al corpo
umano, per evitare i fastidi della gravidanza e per garantire
un ambiente sicuro e trasparente attraverso il quale
monitorare lo sviluppo del bambino prima della nascita. Si
potrebbero produrre trasformazioni genetiche nei feti umani in
utero con lo scopo di correggere malattie e disturbi letali e
per migliorare l'umore, il comportamento, l'intelligenza e
l'aspetto fisico. I genitori potrebbero scegliere le
caratteristiche dei figli, alterando in misura radicale il
concetto stesso di paternità e maternità. I bambini
"progettati" potrebbero aprire la strada all'avvento
di una civiltà eugenetica nel XXI secolo.
Milioni di persone potrebbero conoscere nei dettagli il loro
corredo genetico, e avere così la possibilità di guardare
nel proprio futuro biologico. Questo tipo di informazione
potrebbe dare il potere di predire e di pianificare la vita di
ognuno in maniera fino ad oggi impossibile. La stessa
"informazione genetica", d'altra parte, potrebbe
essere usata dalle scuole, dai datori di lavoro, dalle
compagnie assicuratrici e dai governi per determinare i
percorsi educativi, le assunzioni e i premi assicurativi,
dando origine a una nuova e virulenta forma di discriminazione
basata appunto sul "profilo genetico".
Per più di dieci millenni abbiamo addomesticato, generato,
incrociato animali e piante. Ma, nella lunga storia di queste
pratiche, siamo stati frenati in quello che realmente avremmo
potuto realizzare dai vincoli naturali posti dai confini di
ogni specie, sebbene la natura ci abbia a volte permesso di
attraversare questi confini, le incursioni sono sempre state
molto limitate. Gli animali ibridi (ad esempio i muli) sono di
solito sterili, e gli ibridi delle piante non tramandano tutti
i loro tratti. L'ingegneria genetica supera le costrizioni
imposte dai confini di specie. Grazie a questa nuova
tecnologia, la manipolazione viene fatta non a livello di
specie, bensì a livello genetico. L'unità sulla quale si
opera non è più l'organismo, ma piuttosto il gene. Le
implicazioni sono enormi e imprevedibili. Nel 1983,
Ralph Brinster, della facoltà di veterinaria dell'Università
della Pennsylvania, inserì in embrioni di topo i geni umani
che regolano la sintesi degli ormoni della crescita. I topi
espressero i geni umani, si svilupparono con una rapidità più
che doppia del normale e divennero più grossi di circa il
doppio di qualsiasi altro topo. Questo "supertopi",
come furono chiamati dalla stampa, crebbero e trasmisero alla
progenie i geni umani per gli ormoni della crescita. A
tutt'oggi esiste una linea di topi che continua a esprimere i
geni umani per gli ormoni della crescita, generazione dopo
generazione. I geni umani sono stati quindi permanentemente
incorporati nel corredo cromosomico di questi animali.
Agli inizi del 1984 un'impresa simile fu realizzata in
Inghilterra. Alcuni scienziati fusero tra loro cellule
embrionali di capra e di pecora, trasferendo l'embrione che ne
risultò in un animale che diede origine a una chimera
capra/pecora (detta caprecora): questo è il primo esempio,
nella storia dell'uomo, di fusione di due animali
assolutamente non correlati.
Nel 1986 alcuni scienziati presero il gene che codifica
l'emissione della luce nella lucciola e lo inserirono nel
codice genetico di una pianta di tabacco. Risultato: le foglie
del tabacco brillavano. Nei moderni laboratori di
biotecnologia, le possibilità di ricombinazione sono pressoché
illimitate. Le nuove tecnologie ci permettono di combinare
materiale genetico superando le limitazioni della natura,
riducendo ogni forma di vita a materiali chimici manipolabili.
Gli organismi e le specie non esigono più la nostra
attenzione e il nostro rispetto. Il nostro interesse si
focalizza sempre più sulle migliaia di "filamenti
chimici" sede delle informazioni genetiche che
costituiscono il programma delle cose viventi. Per la
prima volta nella storia stiamo diventando gli ingegneri della
vita stessa. Stiamo iniziando a riprogrammare i
codici genetici degli organismi viventi per soddisfare i
nostri desideri e i nostri bisogni culturali ed
economici.
Oggi centinaia di nuove aziende di biotecnologia sono
impegnate a programmare la rivoluzione biotecnologica. Amgen,
Organogenesis, Calgene, Mycogen e Myriad sono tutte imprese
impegnate a trovare e indicare la strada di quella che alcuni
esperti finanziari considerano la seconda grande rivoluzione
tecnologica nella storia del mondo. Dozzine fra le principali
aziende multinazionali del settore stanno stanziando fondi per
la ricerca biotecnologica, fra queste Du Point, Novartis,
Upjohn, Monsanto, Eli Lilly, Rohm e Haas e Dow Chemical. Solo
negli Stati Uniti ci sono già 1300 società biotecnologiche
con circa 13 miliardi di dollari di reddito complessivo e con
più di 100 mila addetti. Il premio Nobel per la chimica F.
Curl, chimico dell'Università di Rice affermò che il XX
secolo era il secolo della fisica e della chimica, mentre il
successivo sarebbe stato quello della biologia.
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