| Finalmente distrutte le isole Galapagos
Dopo secoli di vani tentativi, finalmente con il nuovo
millennio questo selvaggio atollo non creerà più problemi. © di Renato
Burri
Mercoledì 17 gennaio 2001 una nave di proprietà ignota
ha scaricato appena fuori del porto di San Cristobal,
principale approdo dell'isola, una quantità abbondante di
idrocarburi, sufficiente a distruggere irreversibilmente
l'intera fauna e flora dell'isola. La notizia è stata comunicata alle agenzie solo il
giorno 19 di questo mese, perché le autorità - ovvero gli
ignoti proprietari ed il governo ecuadoregno - non
consideravano importante l'incidente. L'allarme è stato diffuso dal direttore del Parco
nazionale delle Galapagos, Eliecer Cruz, e dal Centro
ricerche Charles Darwin.
La pericolosità delle navi era stata già da tempo
evidenziata dalle organizzazioni ecologiste che avevano più
volte invitato il governo dell'Ecuador ad obbligare gli
armatori ad aggirare l'arcipelago. Ma questo avrebbe avuto
un costo in tempo di navigazione di uno o due giorni in più. Molte migliaia di anni, invece, sono occorsi alla natura
per creare un perfetto ecosistema che rendeva l'isola unica
nel suo genere, da sempre esempio di come l'uomo in realtà
non sia poi un così terribile distruttore. La storia di quest'arcipelago, subito apparso come un
mirabolante paradiso della natura, inizia con vari tentativi
di razzie compiute dai nostri nonni sbarcati con le
caravelle spagnole. Nonostante il fatto che subito si
estinsero alcune specie di animali ed uccelli, l'isola non
morì.
Ci provarono allora i governi dell'Ecuador che dal 1810
al 1950 utilizzarono l'isola per scavi minerari e colonie
penali.
Anche questo tentativo non riuscì a spezzare l'ecosistema
tipicamente endemico dell'isola. Nella seconda guerra mondiale gli americani
individuarono le isole Galapagos come base militare sia
navale che aeronautica, e su permesso del governo
ecuadoregno costruirono strutture d'attracco per gigantesche
navi militari, pontili di rimessa navale ed un bellissimo
aeroporto per caccia bombardieri. Alla fine della guerra gli americani, però, erano di
premura, non ebbero il tempo di ripristinare neanche in
parte le installazioni utilizzate, ma mossi da quello
spirito di generosità che da sempre li contraddistingue
elargirono al governo dell'Ecuador tutte le strutture
costruite. L'isola diventa sempre più debole e di questo iniziano
ad accorgersene gli indigeni; infatti la limitazione della
pesca imposta negli ultimi anni ha ripopolato molte specie
ittiche, come aragoste ed alcuni tipi di molluschi, molto
diffusi, però, nelle cucine dei grandi ristoranti
internazionali.
Questa richiesta gastronomica ha spinto i pescatori
indigeni ad iniziare una guerra con le autorità che ha
portato in circa due anni ad una serie di sabotaggi
effettuati a danno di strutture di ricerca marina, ed infine
alla concessione di pesca intorno alle coste. Ciò ha dato inizio ad un'attività ittica selvaggia,
richiamando nella zona tutti i pescherecci dell'America
centrale.
Per fortuna è arrivata Jessica, la petroliera battente
bandiera dell'Ecuador ad eliminare questo problema ed
eventuali altri che avrebbero potuto seguire.
INVIA QUESTA NOTIZIA AD UN AMICO 
|